Crevalcore, 17 morti senza un perchè


BOLOGNA, 7 GEN. 2010 – "Anche oggi è una giornata di nebbia, ma quel giorno la nebbia era dieci volte più fitta". Comincia così, nelle parole di Alberto Ballotti, responsabile regionale di Cgil Ferrovieri, il ricordo del disastro ferroviario di Crevalcore. Era il 7 gennaio di 5 anni fa. "La visibilità era ridottissima – continua Ballotti – Poteva bastare un secondo di distrazione per non vedere quel segnale". E in effetti così andò: il convoglio Bologna-Verona si scontrò frontalmente contro un treno merci e le vittime furono 17. "Tutto questo però si sarebbe potuto evitare semplicemente ricorrendo alla tecnologia"."Il nostro pensiero – affermano i macchinisti della rivista "ancora In Marcia!" – però è oggi rivolto alla memoria delle vittime, ai loro familiari e a quanti rimasero feriti, ma non possiamo dimenticare quanto sia stato profondamente ingiusto che le uniche responsabilità siano state attribuite al macchinista Vincenzo De Biase, con la formula dell’errore umano dopo che era lasciato solo a guidare nella nebbia, per risparmiare sul secondo macchinista, ancor prima di introdurre dispositivi di ausilio e protezione della guida del treno". I macchinisti continuano a ripetere che "per il disastro di Crevalcore, uno dei più gravi della nostra storia ferroviaria, non esistono responsabilità: 17 morti senza un perché"."Scaricare la responsabilità della sicurezza di un sistema così complesso su una sola persona – sottolineano – è stato comodo per tutti: ha consentito di non mettere in discussione l’organizzazione del sistema ferroviario. Il processo penale, dal quale siamo stati esclusi come parte civile, non ha rilevato per le Fs l’obbligo esistente invece per tutte le altre imprese a prevenire con ogni mezzo a disposizione anche gli errori dei propri dipendenti: questo basilare concetto del nostro Ordinamento, inspiegabilmente, non è entrato nel processo Crevalcore".Mauro Bosi, consigliere regionale del Pd e presidente dell’Associazione dei Comuni per il raddoppio della linea ferroviaria Bologna-Verona, sostiene che, 5 anni dopo la tragedia, ancora troppe cose non funzionano. Certo, "il raddoppio – ricorda – è completato da più di un anno e i sistemi di sicurezza Scmt ora dovrebbero impedire il ripetersi di tragedie come quella del 2005", ma i pendolari sono ancora alle prese con il cadenzamento imperfetto e le stazioni abbandonate a se stesse. E poi, soprattuto, Bosi mette sotto accusa i "patti del 1994, disattesi, con un privilegio totale nei confronti delle corse dell’Alta velocità, in perticoilare quelle che nemmeno fermano a Bologna, togliendo ogni priorità ai treni per i pendolari costretti a fare da tappabuchi ". E in occasione del quinto anniversario del disastro ferroviario, sarà possibile vedere nelle sale cinematografiche dell’Emilia-Romagna "Quando combattono gli elefanti", il film di Simone Amendola che ha portato sul grande schermo la storia dell’incidente. Il film, prodotto dalla The Bottom Line di Sergio Pelone e già riconosciuto di interesse culturale e nazionale, è stato prescelto dalla Fice per il suo valore estetico e di impegno civile. La Federazione Italiana Cinema d’Essai, in collaborazione con la Regione ha deciso di proiettarlo "perché racconta in chiave poetica una verità storica, e permette di salvaguardare la memoria collettiva di un fatto così grave".

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