Cresce l’export dei distretti industriali


Prosegue il suo percorso di crescita l’export dei distretti dell’Emilia Romagna, con un +1,3% nell’ultimo trimestre del 2016. L’incremento è, come di consueto nell’ultimo biennio, superiore a quello dei distretti italiani (+0,3%) e per lo più in linea con il dato del sistema manifatturiero regionale (+1,5%). Ancora migliore la performance se si considera l’intero 2016, con una crescita del 2,1% (grazie a un ottimo secondo trimestre), ben sopra il complesso distrettuale italiano che ha chiuso leggermente in negativo (-0,4%).

Sono questi i principali dati che emergono dal Monitor dei distretti industriali dell’Emilia Romagna aggiornato al quarto trimestre 2016 curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e presentato oggi a Bologna in un incontro a cui hanno partecipato Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo, Giovanni Foresti e Carla Saruis, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

“Nel 2016 sono stati trainanti la Germania, la Francia e la Polonia. – commenta Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo – Sul finire d’anno, è tornato in territorio positivo il mercato russo che chiude il quarto trimestre del 2016 con una crescita dell’export dell’8%, portando il dato complessivo annuale quasi in territorio positivo (-0,8%), grazie al traino dell’abbigliamento di Rimini e delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia.”

Dall’analisi per singolo distretto emerge un quadro a luci e ombre: hanno chiuso il 2016 positivamente 12 distretti su 19. è proseguito il trend positivo delle piastrelle di Sassuolo che nel complesso del 2016 ha messo a segno una crescita del 7,9%, beneficiando del buon andamento su quasi tutti i mercati esteri, in particolare in Francia, Stati Uniti e Germania. Nel settore della meccanica, ai risultati molto positivi delle macchine utensili di Piacenza (+14,6% nel 2016), delle macchine per l’industria ceramica di Modena e Reggio Emilia (+4,8% secondo i dati ACIMAC), delle macchine per il legno di Rimini (+11,3%) e dei ciclomotori di Bologna (+6,1%), si è contrapposto il calo delle macchine per l’imballaggio di Bologna (-3%), delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia (-3,8%) e della food machinery di Parma (-7,1%), anche se quest’ultima ha mostrato segnali di recupero nel quarto trimestre 2016.

Sostanzialmente positivo, invece, il settore alimentare. Hanno registrato una crescita la maggior parte dei distretti, con performance brillanti soprattutto per i salumi di Parma (+7,6%) e del modenese (+2,6%); è proseguita invece la tendenza negativa per i salumi di Reggio Emilia. Bene i due distretti del lattiero caseario di Reggio Emilia (+11,1%) e parmense (+7%), e anche l’ortofrutta romagnola (+4,3%). In calo del 4%, invece, l’alimentare di Parma.

Nel sistema moda sono emersi segnali positivi per la maglieria e abbigliamento di Carpi, che evidenzia una crescita complessiva del 3,3% nel 2016, e l’abbigliamento di Rimini (+4,7%), mentre hanno subito un calo le esportazioni di calzature di San Mauro Pascoli (-4%). Timidi segnali di ripresa per l’export dei mobili imbottiti di Forlì che, tuttavia, nonostante la crescita nell’ultimo trimestre dell’anno, complessivamente nel 2016 ha subito un arretramento (-3,6%).

Hanno chiuso il 2016 in crescita le esportazioni dei poli tecnologici regionali, con risultati decisamente migliori rispetto alla dinamica nazionale (+2,1% versus -0,7%). Ancora trainante il polo ICT di Bologna e Modena (+4,8%), evidenziando un trend di sviluppo sostenuto su alcuni mercati come Stati Uniti, Cina e Giappone. Bene anche il polo biomedicale di Bologna (+7,3%) con ottime performance in particolare sui mercati spagnolo, britannico e russo, riuscendo a compensare il ridimensionamento dell’export in Germania. Ha chiuso invece in negativo il polo biomedicale di Mirandola (-4,6%), a causa soprattutto delle difficoltà incontrate su alcuni mercati come Francia, Svezia, Corea del Sud e Repubblica Ceca; è stato positivo invece l’andamento in Belgio, Stati Uniti e Austria.

Lo scenario sul mercato del lavoro, analizzato attraverso i dati di Cassa Integrazione Guadagni, resta complesso. Nel 2016 il numero di ore autorizzate di CIG delle imprese dei distretti regionali ha evidenziato un aumento del 30,5%, portando il monte ore a 14,6 milioni, su livelli che rimangono storicamente elevati. Tale trend è il risultato di un aumento generalizzato della richiesta di ore di CIG e in particolare di quella ordinaria e straordinaria: quest’ultima sottende fenomeni di crisi strutturali.

Nell’ambito di una più generale analisi sui bilanci 2008-15 di 1.372 aziende appartenenti ai 19 distretti industriali e ai 3 poli tecnologici dell’Emilia Romagna (con fatturato complessivo di 25,3 miliardi di euro), a confronto con quelli delle imprese “non distrettuali”, emerge come i punti di forza e i cambiamenti che stanno interessando i distretti dell’Emilia Romagna siano la crescita sui mercati esteri, il posizionamento strategico, il ruolo trainante delle imprese medio-grandi e l’affermazione di una nuova classe di medie imprese vincenti.

I distretti sono i protagonisti della ripresa in corso in Emilia Romagna: nel biennio 2015-16 il fatturato e l’EBITDA margin hanno toccato nuovi massimi storici. Nel fatturato i distretti hanno recuperato e sono già oltre il livello pre-crisi, mentre nelle aree non distrettuali il divario rispetto ai livelli pre-crisi è ancora significativo. 8,9 miliardi di euro è il surplus commerciale dei distretti regionali che rappresentano un quarto dell’export della regione.

I distretti dell’Emilia Romagna si sono distinti, mostrando performance di crescita superiori alla media italiana, grazie alla spinta delle imprese di dimensioni medie e medio-grandi.

Un contributo importante alla crescita è venuto dai mercati esteri, dove le imprese emiliano romagnole hanno toccato nuovi record storici: nel 2016 le esportazioni hanno toccato quota 11,8 miliardi di euro (poco meno del 50% del fatturato complessivo), il 14,1% in più rispetto ai livelli del 2008. Germania, Stati Uniti, Francia e mercato cinese sono i mercati in cui la crescita dell’export in valore assoluto è stata più elevata.

I salumi di Parma sono al 3° posto in Italia tra i distretti con le migliori performance, mentre 8 distretti dell’Emilia Romagna sono tra i primi 60, su un totale di 139 distretti industriali.

“Più fattori sono premianti: – commenta Giovanni Foresti, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo – distretti riscoperti come luogo di produzione e fonte di esternalità positive; buona diffusione di brevetti e marchi (con le macchine per l’imballaggio di Bologna al primo posto in Italia per numero di brevetti depositati all’EPO: 1.336 tra il 1998 e il 2015. Al terzo posto la food machinery di Parma con 375), attività di export e investimenti diretti esteri; presenza di grandi imprese dal profilo strategico evoluto e di nuovi protagonisti, tra cui medie imprese in forte crescita che possono diventare le grandi imprese di domani.”

Sono 29 le medie imprese distrettuali dell’Emilia Romagna campioni di crescita e redditività: tra queste, A.C.M.I. (food machinery di Parma), GGR (calzaturiero di San Mauro Pascoli), ARAG (macchine agricole di Modena e Reggio Emilia), LAMINAM (piastrelle di Sassuolo), FONTANA ERMES (salumi di Parma), AESSE Projects (abbigliamento di Rimini), Cav.UMBERTO BOSCHI (salumi di Parma), CAMPUS (alimentare di Parma), CERAMICA FONDOVALLE (piastrelle di Sassuolo), ICA (macchine per l’imballaggio di Bologna), SALUMIFICIO MEC PALMIERI (salumi del modenese), GAMMA ARREDAMENTI INTERNATIONAL (mobili imbottiti di Forlì).

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