Cresce la tassa dell’energia, soprattutto in ER


BOLOGNA, 12 DIC. 2012 – E’ un’impennata quella registrata dai prezzi al consumo dell’energia nel 2012. Un aumento del 13,8 per cento a livello nazionale che, secondo il presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli, “pesa come un macigno sui bilanci delle imprese”. La nostra regione è particolarmente colpita, perché è quella dove è più alta la quota di occupati in imprese energivore sul totale degli addetti dell’artigianato: ben il 21 per cento. Una percentuale che arriva al 22,7 a Modena, undicesima tra le province italiane, e addirittura al 24,3 a Reggio emilia e al 25 a Parma, rispettivamente quinta e quarta.Nell’ambito della produzione con alto consumo di energia sono compresi settori con una rilevante presenza di piccola impresa; di conseguenza si registra una importante presenza anche di imprese artigiane nei comparti ad elevata intensità energetica. Sulla base degli ultimi dati disponibili del registro imprese attive dell’Istat si osserva che nei settori energivori sono attive 142.904 imprese artigiane con 577.255 addetti, pari al 18,1% degli addetti totali. Per l’energia elettrica il costo per le imprese italiane sale nell’ultimo anno del 12,7%, più del doppio rispetto al 5,2% dell’Eurozona, con un gap di costo del 36,4%. A metà 2012 il gas per usi industriali mostra un prezzo di riferimento per una piccola impresa in Italia del 5,8% superiore alla media europea; divario generato da una dinamica dei prezzi in Italia del 30,4% contro il 12,9% nella media europea.Ad aggravare la situazione arrivano anche i primi segnali di sboom delle imprese dell’energia causato da recessione e dalle modifiche alle incentivazioni all’energia da fonti rinnovabili: nel III trimestre 2012 la crescita delle imprese dell’energia dimezza: +0,7% mentre era +1,2% di un anno prima. Una situazione che ha ripercussioni nell’indotto delle costruzioni: nei lavori specializzati in edilizia – quasi metà degli addetti nell’istallazione di impianti – gli occupati scendono del 3,8%, mentre salivano del 16,7% un anno prima. I minori ingressi sul mercato dell’energia penalizzano il segmento più dinamico delle piccole imprese: nel 2010 la crescita dell’occupazione del settore concentrata nelle micro e piccole imprese (+22%) mentre medie e grandi imprese diminuiscono gli occupati dell’1,6%.Con un Pil reale in calo del 2,4 per cento e una dipendenza energetica dall’estero (83,8%) di oltre 30 punti superiore alla media europea, l’Italia è ormai il primo paese del continente per costo di carburanti. Più 12,2% in più rispetto all’Eurozona; in due anni abbiamo scalato la classifica di 6 posizioni. La ’tassa da pieno’, considerando 60 litri di carburante, sale di 8,85 euro rispetto all’anno precedente. A fronte di un aumento del prezzo al netto delle imposte del 6,6% la tassa da pieno sale del triplo, +19,5%, contribuendo fortemente all’aumento del prezzo alla pompa. L’incremento massimo si rileva per il gasolio (+22,5%), seguito da Gpl (19,6%) e benzina (+15,3%).Nei primi nove mesi del 2012 le entrate da accise su oli minerali salgono di 3,3 miliardi (+23,5%). Dalla pompa di benzina entrano nelle casse dello Stato 2.677.160 euro all’ora (pari a 44.619 euro al minuto); nello stesso periodo i consumi dei prodotti petroliferi in calo del 9,3%. Il peso delle accise sugli oli minerali arriva ad 1,5% del PIL. E nell’anno che si sta per concludere, le famiglie sono state colpite da un aumento dei prezzi dei beni energetici saliti a ottobre di 5,6 punti oltre alla media europea. Per alcune commodities si registrano ritmi di crescita multipli rispetto all’Europa: +16,1% per carburanti e lubrificanti quasi il doppio rispetto all’8,7% dell’area euro; inflazione a doppia cifra anche per l’elettricità per le famiglie che mostra una dinamica dei prezzi del 15,9%, quasi tre volte il 5,9% dell’Eurozona. Per il gas acquistato dalle famiglie si conferma la regola della maggiore inflazione italiana, con una crescita tendenziale dei prezzi del 9,1% contro il 6,4% dell’Euro area.

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