Cresce l’hospice Seragnoli, grazie al “matrimonio” tra pubblico e privato


BOLOGNA, 26 NOV 2009 – Crescono nel 2008 le attività assistenziali della Fondazione Hospice Maria Teresa Chiantore Seragnoli che gestisce i due hospice per intervenire sul dolore dei malati terminali a Bentivoglio ed all’ospedale Bellaria (43 letti per oltre 727 pazienti ricoverati e circa 14 mila giornate di degenza) e crescono anche i fondi raccolti dai privati per far quadrare il bilancio. Su un budget complessivo di 4,2 milioni (93% dedicato all’assistenza, 6% alla ricerca), il servizio sanitario copre le necessità al 61%, ma i fondi privati sono passati dai 349 mila euro del 2002 (anno di avvio) ad oltre il milione nel 2008 (+9% rispetto al 2007, 51% da privati, 24% enti, 25% imprese)) mentre il 14% viene ancora garantito da realtà vicine alla Fondazione che ha visto salire i suoi dipendenti da 67 a 78 persone.Il bilancio di missione della Fondazione, che in questi anni con le sue strutture è diventata una realtà consolidata nel panorama della sanità bolognese, è stato al centro di una tavola rotonda, ospitata nella sede della Carisbo. Fra i partecipanti il presidente della fondazione Unipolis Pierluigi Stefanini e l’ex presidente del consiglio Romano Prodi, oggi alla guida della fondazione per la collaborazione fra i popoli. Per Prodi l’hospice e la fondazione sono stati un "esempio bellissimo di innovazione" ed il segno del successo "è anche il finanziamento del servizio sanitario" che testimonia la risposta ad un bisogno reale. Prodi ha voluto rimarcare come questa innovazione "all’inizio non fosse stata assorbita da tutti, ma poi è diventata cara a tutti". "Le fondazioni devono insistere sugli aspetti innovativi, rispetto ad uno stato lento nell’ adattare le proprie strutture e più in generale – ha osservato ancora l’ex presidente del consiglio – non devono vergognarsi di passare la mano al pubblico quando la loro funzione innovativa è riconosciuto come un dato generale".Anche Stefanini ha elogiato l’innovazione sociale contenuta nel modello varato dalla Fondazione, "che può essere declinato in campi diversi". Sul dettaglio dell’assistenza ha parlato Danila Valenti, che dirige l’Hospice e che ha insistito sull’ attività di cura del dolore che può essere "fisico, somatico ma anche psicologico", raccontando come l’hospice intervenga nel momento più acuto quando il malato non può più essere tenuto a casa. La degenza dura in media 15 giorni prima del possibile rientro a domicilio. L’Hospice, che opera in sintonia con la rete delle cure palliative dell’Asl, in questi anni ha visto crescere la propria attività tanto che non ci sono vuoti nell’impiego dei letti (2.900 le persone che muoiono ogni anno di tumore nel territorio dell’asl). I 43 letti fra Bentivoglio e Bellaria fanno fronte ad una domanda crescente, anche da fuori regione, ed è in preparazione una terza struttura per questo tipo di assistenza.

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