Credit crunch, anche in edilizia


“Se sei un’azienda che lavora nell’edilizia, a prescindere dal rating, gli istituti di credito non ti erogano finanziamenti. Il nostro è un settore considerato, pregiudizialmente, a rischio”. Roberto Ferrari, presidente Lapam Confartigianato Edilizia, commenta la situazione del credito. “La crisi del mercato interno resta profonda e sappiamo bene che il comparto costruzioni ne soffre particolarmente. Ma sappiamo anche che la ripresa non può che passare anche dal nostro settore e che la liquidità è fondamentale per le ditte edili. Siamo però arrivati al paradosso che il rating di una impresa, se questa lavora nelle costruzioni, non conta: associati ci segnalano che vi sono aziende con rating 1 (il massimo livello di affidabilità) a cui non si concedono prestiti. Il credito al nostro comparto si ‘precarizza’ – prosegue Ferrari – diventando provvisorio o a scalare o, semplicemente, inesistente. Ma allora se non basta essere virtuosi, pagare dipendenti, oneri e fornitori, essere inseriti nelle white list per essere meritevoli di accedere al denaro, allora chi potrà resistere alla crisi? Non è che facendo così si fanno chiudere sia i ‘buoni’ pagatori che i ‘cattivi’ pagatori e che rimangono in piedi aziende che, magari, hanno altre fonti di finanziamento non sempre lecite?”. Ferrari completa il ragionamento con il cosiddetto ‘split payment’, la norma che prevede la compensazione Iva nei confronti della Pubblica Amministrazione: “Le aziende che operano negli appalti pubblici ora non hanno nemmeno quell’Iva che dava un minimo di liquidità. Come si può andare avanti così?”. Allo sfogo di Ferrari si uniscono le parole di Monica Telleri, giovane presidente del settore Legno Arredi Lapam: “La Banca Centrale Europea ha messo a disposizione denaro agli istituti di credito al tasso dell’1%, ma le banche spesso lo hanno reinvestito in titoli di Stato, invece di aiutare imprese e famiglie. Ora siamo arrivati alla seconda puntata, con l’immissione sul mercato, sempre da parte della Bce, di oltre 529 miliardi, dei quali 139 sono stati chiesti da banche italiane naturalmente alle stesse vantaggiose condizioni di allora. Ebbene, questo denaro che serve alle imprese, deve finire anche a finanziare il comparto costruzioni, così determinante per la ripresa. Non diciamo – conclude Telleri – che le banche non devono verificare e premiare chi ha requisiti migliori e progetti ben definiti, ma non si può nemmeno assistere inermi alla crisi irreversibile di un settore che non può disporre dell’ossigeno necessario ad andare avanti”. Per chiudere Lapam Confartigianato Edilizia lancia un appello al sistema bancario: “Chiediamo agli istituti di credito un confronto, per ragionare di questi temi e cercare soluzioni al fine di sostenere un settore fondamentale dell’economia”.

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