Credit Agricole: in 2018 utile +4%, brilla Italia +8%


Credit Agricole ha chiuso il 2018 conseguendo gli obiettivi del piano un anno in anticipo e il
nuovo piano al 2022, annuncia una nota, sarà presentato il 6 giugno. L’utile netto di gruppo è pari a 6,844 miliardi (+4,7%) e in Italia la crescita è stata addirittura dell’8% a 793 milioni di euro “grazie a un sempre maggiore coordinamento sinergico tra le diverse linee di business”. In particolare il Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia ha archiviato un utile netto di 274 milioni di euro, in crescita del 10% rispetto al 2017. “Continua il costante supporto alle famiglie con l’importante crescita dello stock di prestiti per acquisto abitazione (+10% a/a) e dei volumi intermediati di credito al consumo (+33% a/a)” sottolinea la nota e i finanziamenti alle imprese sono in crescita del +4%, con particolare attenzione ai segmenti chiave per il Gruppo, come
l’Agri-Agro (+7%). Crescono gli impieghi (+6%) e il risparmio gestito (+3%). Sono state inoltre sviluppate numerose iniziative di responsabilità sociale che hanno portato ad erogazioni per 5
milioni di euro. In Italia il gruppo Bancario Credit Agricole, guidato dal ceo Giampiero Maioli, comprende Crédit Agricole Cariparma (capogruppo), Crédit Agricole FriulAdria, Crédit Agricole Carispezia, Crédit Agricole Group Solutions e Crédit Agricole Leasing Italia. Il cda, presieduto da Ariberto Fassati, ha approvato i conti 2018 chiusi con una crescita del 10% dell’utile netto e proventi operativi netti che si attestano a 1.938 milioni (+13%). Le masse totali (comprensive dei volumi derivanti dall’acquisizione delle 3 Casse di risparmio), si attestano a 134 miliardi; gli
impieghi verso la clientela a 46 miliardi (+6%). Migliora la qualità del credito con la riduzione dell’incidenza sul totale crediti verso clientela sia del totale crediti deteriorati netti (3,8% rispetto al 6,3% del 2017) sia delle sofferenze nette (1,4% dal 2,7% di dic.’17). Contestualmente sono in aumento il grado di copertura dei crediti deteriorati (52,5% dal 44,9%) e delle sofferenze (68,4% dal 59,5%). Il contenimento degli NPL è stato conseguito attraverso la dismissione di uno stock di crediti deteriorati pari a 1,4 miliardi lordi. La raccolta gestita ha raggiunto i 34,4 miliardi (+3,3%) mentre la raccolta diretta si è attestata a 48,2 miliardi di euro (-4,4%) “coerentemente alla strategia di riduzione della raccolta volatile ed onerosa, pur continuando a mantenere una
posizione di liquidità più che soddisfacente (LCR al 148%). La solidità patrimoniale si conferma adeguata con un Common Equity Tier 1 al 11,2% ed un Total Capital Ratio al 16,8%. “In uno scenario caratterizzato da un rallentamento della crescita economica e da tassi di interesse che permangono in territorio negativo, gli interessi netti ammontano a 991 milioni (+8%); le commissioni nette, che rappresentano oggi il 46% dei proventi, sono pari a 898 milioni (+18%)” spiega una nota. La performance è trainata sia dalle commissioni legate all’attività bancaria tradizionale (+20%), sia dalle commissioni da attività di gestione, intermediazione e consulenza (+15%). Gli oneri operativi considerando quelli per l’integrazione delle tre banche acquisite pari a circa 30 milioni e “la crescita strutturale degli investimenti previsti dal Piano industriale controbilanciati dall’intensificazione delle azioni di riduzione dei costi ordinari”. Gli oneri includono i contributi al Fondo di Risoluzione Unico e al Fondo di Garanzia dei Depositi pari a
40 milioni, complessivamente in aumento del 20%.

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