Crac Giacomelli, condannata anche Gabriella Spada


RIMINI, 25 GIU 2009 – Dopo Emanuele Giacomelli, anche la moglie Gabriella Spada si ritrova con una condanna in primo grado per il crac da 750 milioni di euro del gruppo commerciale di famiglia. Il tribunale di Rimini le ha inflitto oggi quattro anni, dopo il patteggiamento.La vicenda che ha visto il crollo dell’azienda riminese di grande distribuzione sportiva ha raggiunto così un primo punto fermo, in meno di cinque anni dalla scoperta del ‘buco’. In precedenza suo marito era stato condannato a nove anni e quattro mesi con il rito abbreviato. Per pagare i curatori fallimentari e i creditori, i giudici hanno anche disposto il sequestro della villa di famiglia, due milioni e mezzo in azioni e uno yacht da 30 metri.Ma soprattutto è stato stabilito un risarcimento da 400 milioni di euro. Condannati oggi anche i due manager dell’azienda, Vittorio Fracassi e Stefano Pozzobon: la sentenza stabilisce che al primo venga sequestrato il suo pacchetto azionario e al secondo un immobile del valore di 600.000 euro. Sono tutti beni che consentiranno ai curatori di far proseguire l’attività del gruppo e quindi di non licenziare le maestranze.Gabriella Spada, ragioniera di Porretta Terme, in azienda aveva assunto il ruolo di direttore generale, fianco a fianco dell’amministratore delegato, il marito Emanuele. Dal primo negozio del padre di Emanuele, Antonio, a Silla, frazione di Porretta Terme, la catena si era poi ingrandita negli anni Novanta grazie anche alla consulenza della Sisim di Vittorio Fracassi, l’affermata società bresciana, che aveva in precedenza curato l’espansione di marchi come Sergio Tacchini, Jean Luis David e Samsonite. Solo nel 2003 salteranno fuori tutte le magagne contabili che erano sfuggite ai revisori della Deloitte & Touche, per coincidenza gli stessi dei bilanci Cirio e Parmalat.

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