Cossiga. Una faccia, tante verità (nascoste)


BOLOGNA, 18 AGO. 2010 – Francesco Cossiga, anche negl’ultimi giorni di vita, è riuscito a fare un altro dei suoi colpi di scena lasciando quattro lettere sigillate nelle mani del segretario del Senato. Così che un po’ tutti ora si chiedono cosa conterranno quelle missive. Chissà che dentro non ci sia qualche riga dedicata ai misteri dietro la strage di Bologna e di Ustica. Proprio sulla tragedia del Dc9 in passato erano state diverse e controverse le esternazioni dell’ex capo di Stato, allora presidente del Consiglio.La presidente dell’associazione dei familiari di Ustica ieri ha ricordato che, dopotutto, negli ultimi tempi Cossiga si era messo a raccontare "pezzi di verità importanti che ci hanno permesso di riaprire le indagini sulla vicenda". Ora quei brandelli di informazioni sono in mano ai magistrati e la Bonfietti spera "che siano utili per arrivare alle responsabilità di quell’evento". "Si è trattato di una guerra aerea – ha spiegato ai microfoni del tg3 – di conseguenza possiamo immaginare bene le difficoltà nel fare emergere la verità, per questo comprendiamo il suo comportamento. Molto meno di comprensione sono state le parole di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime dell 2 agosto. "Quando uno muore tutti ne devono dire bene – ha detto intervistato dall’Ansa – ma per me, se in Italia siamo ridotti così male, è anche colpa sua. Penso che, in virtù delle sua alte cariche, fosse depositario di segreti che avrebbero potuto fare chiarezza sui mandanti delle stragi. Invece i segreti sono morti con lui"."Non credo – ha detto ancora Bolognesi – che essere servitore dello Stato sia nascondere la verità. Per questo, per me, Cossiga non fu un servitore dello Stato". Sulla strage alla stazione, che causò 85 morti e più di 200 feriti, sostenne tre piste, prima la fascista, poi quella libica e poi ancora quella palestinese. "Noi crediamo in ciò che dicono i tribunali – ha ribadito il presidente dell’Associazione vittime – cioè alla condanna dei terroristi neri. Mi sembra che l’elemento fondamentale, in questi grandi drammi italiani – è la conclusione di Bolognesi – sia che l’importante è non arrivare alla verità".

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