“Così non si può governare”


BOLOGNA, 19 LUG. 2010 – Emilia-Romagna, Marche, Toscana ed Umbria rappresentano un quarto dell’intero totale nazionale di imprenditoria diffusa. Le loro micro e piccole imprese stanno dando un contributo rilevante alla tenuta del sistema Italia e dei sistemi locali. Ma, secondo i presidenti di queste 4 Regioni, perché si possa uscire dalla crisi ed avviare una ripresa concreta occorre che Imprese e Amministrazioni locali siano messe nelle condizioni di farlo, attraverso risorse e interventi che puntino alla crescita dei sistemi territoriali. Altrimenti, ragionando sulla base dell’attuale manovra economica, di tutto questo potenziale resterà ben poco. Vasco Errani, Gian Mario Spacca e Catiuscia Marini – il governatore toscano Enrico Rossi è stato trattenuto a Firenze da una riunione straordinaria – ne hanno parlato oggi a Bologna nel corso del forum intitolato “La prospettiva del Federalismo tra Riduzione della Spesa e Politiche per lo Sviluppo”. Istituzioni ed Imprese a confronto”. Ad ospitarlo è stata CNA Emilia-Romagna, perchè, come ha sottolineato il suo presidente Paolo Govoni, "le politiche regionali costituiscono un elemento fondamentale per il funzionamento del mercato, favorendo la crescita delle filiere e le reti, utilizzando sia i fondi di bilancio regionali, sia quelli europei, accompagnando così, gli sforzi delle imprese su produzione, commercializzazione, innovazione e logistica per lo sviluppo omogeneo del sistema produttivo”.L’impatto della manovra rischia di essere di gran lunga peggiore di quanto previsto. “Secondo i nostri calcoli – ha spiegato il Presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca – per la nostra Regione si passa da 221 a 73 milioni di euro. In pratica avremo l’azzeramento del Fondo per le attività produttive, il che significa che nel 2011 verranno meno investimenti per 250 milioni di euro. Ciò comporterà un cambiamento di strategia, in quanto saremo costretti a concentrare le risorse solo su alcuni settori: le politiche sociali e lo sviluppo del territorio ai quali destineremo sia risorse regionali che europee. In questo ambito daremo priorità agli incentivi per la Green Economy e le energie rinnovabili”. Gravi i contraccolpi un po’ ovunque. “Tra i settori più penalizzati – sottolinea Vasco Errani Presidente Emilia-Romagna, nonchè Presidente della Conferenza delle Regioni – quello del trasporto pubblico, che in Emilia Romagna subirà in due anni un taglio di oltre 700 milioni; ma anche settori quali le politiche sociali, l’edilizia popolare, la sanità sono a rischio. Siamo tutti d’accordo di ridurre la spesa; ma con responsabilità ed equilibrio. Le Regioni propongono di predisporre un piano di rientro credibile del deficit, che stabilisca di cosa c’è bisogno: verifichiamo i costi, stabiliamo dei parametri per tutte le istituzioni; costruiamo un percorso e delle regole”. “Così non si può governare – ha ripreso Errani –Occorre rimuovere i blocchi che sono stati posti sulla manovra. Si può e si deve poter cambiare; stabiliamo insieme un piano di rientro credibile del deficit definendo di cosa c’è bisogno”.“La volontà di trovare una soluzione c’è stata e c’è” – hanno ribadito i Presidenti di Emilia-Romagna, Marche e Umbria. “Abbiamo fatto presente al Governo quali e quanti problemi nasceranno da tagli di questa portata. Le Regioni hanno definito la scorsa settimana un documento che pone tre questioni semplici e chiare: ridurre il peso dei tagli sulle Amministrazioni regionali; applicare il federalismo; garantire il sostegno alle imprese. Auspichiamo che il Governo mostri una disponibilità a cambiare la manovra come abbiamo proposto; le Regioni sono pronte a fare la propria parte”.“Una manovra dunque da cambiare,  in quanto – come ha sottolineato Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria – "iniqua e poco credibile. Un esempio per tutti: mentre taglia pesantemente le risorse alle Regioni, interviene assai poco sulle spese dell’Amministrazione centrale. Infatti se da un lato toglie 2 miliardi ai Ministeri, dall’altro ne destina 1,9 in più alla Presidenza del Consiglio. Inoltre si tratta di una manovra contraria allo spirito federalista, oltre che priva di ogni misura per lo sviluppo e la crescita. Infatti prevede tagli uguali per tutti i territori, senza tener conto di comportamenti virtuosi delle singole Regioni e riduce pesantemente le spese per gli investimenti, incidendo negativamente sulla competitività dei territori e del Paese. “Tutte le Istituzioni – ha evidenziato la CNA nel corso del Forum – devono intervenire decisamente sulla riduzione dei costi di funzionamento della macchina pubblica, eliminando e riducendo le ripetitività, ricercando ai livelli superiori nuove dimensioni critiche che facciano diminuire i costi senza pregiudicare la qualità dei servizi. Di fronte a questa necessità, anche in Regioni virtuose come Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria, occorre moltiplicare gli sforzi, ponendosi continuamente nuovi obiettivi e non sentendosi mai appagati". “Ma la manovra deve altresì tener conto – ha precisato Paolo Govoni Presidente di CNA Emilia Romagna – delle specificità territoriali e delle performance delle Istituzioni locali nel controllo della spesa, nella convinzione che l’esercizio dell’autonomia decisionale degli enti decentrati in materia di amministrazione del territorio, può sortire positivi e rilevanti effetti economici di contenimento della spesa pubblica, oltre che a preparare la pratica di un “buon federalismo”. E’ una sfida che la politica, le istituzioni e le forze sociali devono assumere ricercando nella prospettiva del federalismo, la corretta ed efficace sintesi fra riduzione della spesa e politiche per lo sviluppo. Certo è che tagliando servizi e investimenti, magari imponendo nuove tasse a livello locale per recuperare risorse da famiglie e imprese, non si va da nessuna parte”.  A conclusione del Forum, Regioni e CNA hanno perciò convenuto sulla opportunità di un’azione comune tra Istituzioni ed Associazioni di rappresentanza per l’attivazione di politiche efficaci, decisive per il funzionamento del mercato in una fase di grande cambiamento ed evoluzione dei sistemi territoriali e del Paese nel suo complesso.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet