Corruzione, undici arresti a Parma. In manette nomi eccellenti


PARMA, 24 GIU. 2011 – Per l’inchiesta ‘Green money’ a Parma è iniziato il secondo tempo. La prima fase delle indagini aveva una scena madre, quella del funzionario di Enìa Nunzio Tannoia ripreso nel suo ufficio mentre intasca una mazzetta da un’imprenditore operante nella manutenzione di parchi e giardini. La seconda parte delle operazioni della Guardia di finanza lascia il segno per la serie di arresti scattati nelle prime ore di oggi. Undici provvedimenti di custodia cautelare che riguardano anche personalità che fanno tremare l’amministrazione Vignali. In manette sono finiti il comandante della Polizia municipale, Giovanni Maria Jacobazzi, i dirigenti del Comune Carlo Iacovini e Manuele Moruzzi, il dirigente di Iren Mauro Bertoli, e il presidente di Engioi, una spa di cui il Comune è il principale azionista.IL SISTEMA DI CORRUZIONE messo in luce dagli inquirenti riguarda l’ambito degli appalti pubblici, in particolare quelli del settore del verde pubblico. Lavori di manutenzione mai eseguiti ma ugualmente retribuiti, fatture con prezzi gonfiati, consulenze per attività inutili, rifacimenti di giardini privati pagati con denaro pubblico. Questi alcuni degli aspetti emersi. Secondo gli accertamenti, una lunga lista di opere è stata assegnata a prezzi notevolmente superiori a quelli effettivi, in modo tale da creare grosse disponibilità finanziarie agli imprenditori e, di conseguenza, il sistematico pagamento di tangenti.PERQUISIZIONI ANCHE IN COMUNE Da parte delle fiamme gialle sono state condotte perquisizioni nella sede del municipio di Parma, in piazza Garibaldi, alla presenza di Iacovini; al comando della Polizia municipale, dove si trova anche Jacobazzi; al ‘Duc’, sede degli uffici amministrativi, dove è presente Moruzzi. IL DIRIGENTE DI IREN IN MANETTE Mauro Bertoli, direttore di Enia poi confluito nella nuova società Iren, è accusato di aver gestito il sistema delle tangenti che lo scorso anno ha portato agli arresti Nunzio Tannoia, funzionario di Enia che materialmente intascava le mazzette. Nella prima tranche dell’operazione ‘Green money’, erano state arrestate quattro persone per corruzione. Oltre a Tannoia, dietro le sbarre erano finiti gli imprenditori Gianluca Allodi, Francesco Borriello e Alessandro Forni. I NUOVI ARRESTI TRA GLI IMPRENDITORI Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite nei confronti di Gianvittorio Andreaus e Tommaso Mori, imprenditori titolari della società Essevuesse, considerata dagli inquirenti ‘il collettore’ del denaro drenato al Comune di Parma; degli imprenditori Gianluca Faccini e Alessandro Forni, quest’ultimo già coinvolto nella prima tranche dell’inchiesta; Norberto Mangiarotti, altro imprenditore che si occupava di lavori pubblici nel settore Mobilità e ambiente."UN SISTEMA DI TANGENTI COMPLESSO E ARTICOLATO" Queste le parole usate dal Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia in sede di conferenza stampa. Le Fiamme Gialle, ricorrendo a intercettazioni telefoniche ed ambientali (ci sono anche filmati, è stato spiegato, che attestano il pagamento delle mazzette), ha scoperto che Enia, multiutility partecipata da vari Comuni poi confluita in Iren, "era diventata una mucca da mungere non solo da parte dei funzionari arrestati nella prima tranche dell’indagine ma anche da soggetti terzi". Secondo gli accertamenti condotti dai militari, Nunzio Tannoia (funzionario Enia finito in manette lo scorso anno) "poteva svolgere operazioni nel suo interesse perché coperto dal dirigente comunale Emanuele Moruzzi e dal suo superiore Mauro Bertoli".INGRANAGGI BEN OLIATI In pratica, nell’assegnazione degli appalti venivano emesse fatture gonfiate o fittizie perché giustificate da lavori inesistenti. Per gli inquirenti erano Moruzzi e Bertoli a "ordinare i pagamenti" al funzionario Tannoia, che li eseguiva secondo le indicazioni ricevute. Ai titolari della Essevuesse il compito di fare da ‘collettori’ degli stessi pagamenti, allo scopo di attingere denaro dalle casse comunali. Ammonta ad almeno 470 mila euro il totale delle ‘distrazioni’ attribuite, a diverso titolo, agli arrestati.I FAVORI AGLI APPALTATORI Dagli accertamenti è emerso che sarebbero almeno tre, forse quattro, le abitazioni private interessate a lavori di ristrutturazione pagati con soldi provenienti dalle casse comunali di Parma. In pratica, a fronte di lavori di sistemazione delle strade e del verde della città, mai compiuti o eseguiti per somme inferiori, sarebbero stati realizzati interventi in appartamenti privati o abitazioni con giardino di proprietà di alcuni dei dirigenti pubblici coinvolti, ha spiegato il comandante della GdF, col.Guido Geremia. Tra gli indagati anche per questa tranche dell’inchiesta c’è Giovanni Maria Jacobazzi, ex tenente dei Carabinieri, diventato capo della Municipale l’1 ottobre 2008 (in precedenza aveva guidato i Nas). Con i soldi del Comune sarebbe stato sistemato il giardino della sua casa di Santa Marinella, e alcuni lavori avrebbero riguardato anche l’ edificio. Stesse modalità anche per gli altri interventi nelle abitazioni di due dirigenti coinvolti.IN MANETTE ANCHE UN DETECTIVE PRIVATO A Jacobazzi è contestato inoltre di aver fornito, dietro corrispettivo in denaro, informazioni riservate (poteva accedere ai sistemi informatizzati del ministero dell’Interno) ad un detective privato originario di Monza, Giuseppe Romeo Lupacchini, dal quale si sarebbe fatto pagare 4.000 euro. Pagamento e consegna delle informazioni avvenuti, secondo la Procura, a Monza e Pavia; il comandante è stato filmato dai militari durante alcuni di questi incontri.OLTRE ALLA CORRUZIONE LA CONCUSSIONE Nei confronti del capo dei vigili c’è anche l’accusa di tentata concussione: avrebbe cercato di imporre ad un agente del settore annonario la revoca di una contravvenzione emessa nei confronti dell’osteria Antica Salumeria Rosi. La vicenda è al centro di una polemica annosa in città perché l’osteria è di proprietà di Marco Rosi (titolare della Parmacotto) che, pochi mesi dopo aver rilevato l’attività dai precedenti titolari, ha installato nella centralissima via Farini un dehors di considerevoli dimensioni. L’agente aveva ‘staccato’ la contravvenzione proprio in relazione ad alcune mancanze o inadeguatezze del dehors e Jacobazzi, secondo gli inquirenti, lo aveva invitato a rimuovere illecitamente la multa. Secondo Laguardia, la contravvenzione aveva fatto ‘infuriare’ il comandante che aveva cercato di pretendere, ma inutilmente, la cancellazione dell’ammenda: l’agente si è rifiutato.

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