Correggio, la lunga notte del “Cayman”


A Correggio, dunque, in via Gambara non c’è più quella specie di garage, grigio e inestetico, meglio conosciuto, negli anni, come “Dream” e poi “Topazio” (o “Cayman”, come vedremo in seguito). Certo, a ragione, non saranno in molti a rimpiangerlo: un po’ come quando Max Cody, al termine di “Cape fear”, compie, seppur con estremo ritardo rispetto a una normale tabella di marcia, il suo destino di cattivo integrale, facendo la fine che tutti si aspettavano facesse fin dall’inizio. Eppure, il ghigno beffardo di De Niro è, per esempio, una delle poche cose indelebili del remake di Coppola. Questo per dire che qui del “Dream”, ovvero della storia “lucente” di questo edificio, non parleremo. Ci concentreremo, invece, sul suo lato “oscuro”. Il “Topazio”, tanto per intenderci, fino agli anni Ottanta era lo storico night club di Correggio, in pieno centro cittadino. Uno di quei locali al cui interno, a noialtri imberbi chierichetti, raccontavano avvenire cose IN-CRE-DI-BI-LI, lussuriose, inenarrabili. La medaglia della sinistra fama del “Topazio” aveva le sue brave due facce: da un lato poteva accadere, gironzolando in orari diurni nei pressi del locale, di dover prestare attenzione a qualche piccola siringa abbandonata in strada (roba che poi nessuno poteva sapere con esattezza quanto avesse davvero a che fare con il night); dall’altro è impossibile dimenticare, per l’impressione che suscitavano allora in noi, le testimonianze in presa diretta di un amico, che ancora oggi abita proprio di fronte all’edificio in questione, e che riferiva di arrivi di misteriosi pulmini, nel cuore della notte, a scaricare ragazze bellissime, biondissime e all’apparenza molto, molto straniere (oltreché particolarmente svestite). Fatto sta che negli anni d’oro del “Topazio”, via Gambara risultava affollata di macchinoni targati PR, MO, PC, BO, BS, VR, MI, (financo FI e TO), parcheggiati uno sopra all’altro, nel compiacimento dei libertines locali e nella discreta amarezza dei residenti. Poi il “Topazio” ha chiuso, travolto anch’esso dalla crisi che investì il mondo dei night a cavallo degli anni Novanta. Il grunge, signori, altroché pajettes e lustrini. In diretta da Seattle, in quel momento le cose importanti a Correggio erano fondamentalmente due: possedere una bella camicia a scacchi di flanella e avere i capelli un po’ lunghi (ma non TROPPO lunghi, che altrimenti si finiva direttamente classificati nel calderone del metal). Bene: proprio in quegli anni lì, a metà di quel decennio – Kurt Cobain già defunto, con lo smarrimento che ne seguì – e dopo un paio di stagioni di apparente abbandono, il “Topazio” cercò di riproporsi in una nuova veste. Venne montata un’insegna accattivante e il nome fu trasformato da “Topazio” in “Cayman”: come passare dalle ostriche alla polenta, dallo champagne al lambrusco, dal decadentismo al romanticismo, dalla carta patinata alla “vita vera”. Dagli Abba a Eddie Vedder. Fu un passaggio accecante, l’esplodere della supernova più assoluta del panorama correggese. Il “Cayman” rimase aperto una sola notte. Anzi: poche ore. Dopo settimane di battage pubblicitario insistente – le radio, tanto per dirne una, martellarono incessantemente gli ascoltatori – alle 11,30 pm la serata del Cayman si presentava affollata a livelli di attenzione di ordine pubblico. Più o meno alle 02 am, arrivò sul posto una volante dei Carabinieri. Alle 02,30 am il locale venne sgomberato. Alle 03 am rimenavano le cartacce. Il giorno dopo in paese si diceva: “Hanno chiuso perché mancavano le uscite di sicurezza” (il che, considerato che il locale ero lo stesso identico del “Topazio”, non si capiva ancora bene perché prima sì e dopo no); oppure: “Hanno chiuso perché ci hanno trovato dentro un sacco di roba” (plausibile, ma non esaustivo: per questo sarebbero molti i locali a dover chiudere); infine: “Hanno chiuso, ma poi sistemano le cose e la settimana prossima riaprono”. Sono circa quindici anni che il “Cayman” ha la serranda abbassata. Ora, dunque, il mistero legato a quell’unica irripetibile notte, giace per sempre tra le lamiere accartocciate, su un lato di via Gambara.

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