Coop sociali: Bologna, Ferrara e Imola insieme


BOLOGNA – Assemblea congressuale interprovinciale, questo pomeriggio, per i cooperatori sociali aderenti a Legacoop di un’area che, per la prima volta, vede assieme Bologna, Ferrara e Imola: un nuovo segnale, accanto alla riorganizzazione e all’accorpamento delle Legacoop provinciali, di come le problematiche anche per questo settore travalichino i confini tradizionali e abbiano radici comuni.

A Bologna, il fatturato delle 32 cooperative supera i 188 milioni di euro, i soci sono 27.175, gli addetti 5.028; a Ferrara le cooperative sono 13, fatturano 54.246.000 euro, contano 1.214 soci e 1.371 addetti; a Imola le cooperative sono 14, fatturano circa 37 milioni di euro, associano 1.706 persone e contano 623 addetti. I delegati che verranno nominati per partecipare al congresso regionale in programma per il prossimo 15 ottobre sono 20, dei quali 15 di Bologna, 3 di Ferrara e 2 di Imola.

L’assemblea congressuale, che è in svolgimento presso la sala B della Torre di viale Aldo Moro 16 a Bologna, è stata aperta da un intervento del direttore di Legacoop Bologna, Ethel Frasinetti, al quale hanno fatto seguito gli interventi dei responsabili delle sociali di Bologna, Ferrara e Imola, Doriana Ballotti, Patrizia Bertelli e Davide Tronconi. Le conclusioni sono di Alberto Alberani, responsabile Legacoopsociali dell’Emilia-Romagna.

“Le cooperative sociali dei nostri Comuni hanno subito perdite consistenti di attività – ha ricordato Frasinetti –. Per ora è stata mantenuta l’occupazione ricorrendo alla Cassa integrazione in deroga, ma è una misura insufficiente viste le nubi che si addensano all’orizzonte, a partire dall’aumento dell’Iva per le coop sociali, previsto dalla Legge di Stabilità, che passerebbe dal 4 al 10% che si tradurrebbe in una riduzione degli occupati e dei servizi alle persone. Dobbiamo inoltre registrare altre note dolenti, come la recente legge regionale sulle ASP che introduce pericolosi varchi per un’inversione di tendenza sulle politiche di sussidiarietà e quindi, a nostro avviso, un appesantimento dei costi per la loro gestione”.

“Il senso della nostra stessa esistenza non è certo ‘il resistere’, anche se ora è questo che stiamo facendo – ha sottolineato Doriana Ballotti –: vogliamo contribuire a costruire un nuovo paradigma di sviluppo in cui promozione umana significhi ridurre le diseguaglianze , contrastare l’esclusione sociale e costruire maggiore giustizia sociale. Vogliamo, e lo stiamo facenndo, innovare. Tuttavia, nel momento in cui le Pubbliche amministrazioni dovrebbero sostenere la nostra cooperazione, o quanto meno non approfondire le difficoltà, sia per i servizi alle persone che offriamo, sia per salvaguardare l’occupazione, tra gli altri, anche di numerose persone svantaggiate, riceviamo segnali che vanno in senso opposto”.

Ad esempio, per quanto riguarda la clausola sociale, quella che prevede una riserva da destinare alle cooperative che includono tra i propri soci-lavoratori persone svantaggiate, le cosiddette ‘tipo B’, nonostante gli impegni assunti non è stata ancora adottata dal Comune di Bologna.

“Rischiamo seriamente che con la prossima gara per la gestione del verde pubblico qualche cooperativa di tipo B venga tagliata fuori – lancia l’allarme Ballotti –. Col risultato che si troveranno in fortissima difficoltà, a rischio chiusura. E allora addio a quanto fatto in tanti anni per includere, attraverso il lavoro, le persone svantaggiate!”.

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