Contro il bavaglio


14 LUG 2009 – Il sindacato dei giornalisti aveva indetto per oggi uno sciopero, una giornata di silenzio stampa per protestare contro il bavaglio che il decreto Alfano impone in varie forme. Uno sciopero, una volta tanto, non legato a questioni contrattuali, di aumenti salariali, ma giustificato dal clima di restrizione delle libertà democratiche. E’ “bastato” un rinvio della legge a settembre per far rientrare anche questa tardiva protesta dei giornalisti. E’ inutile ripercorrere ancora una volta la storia del decreto (contro i giudici, contro i giornalisti e contro i nuovi media), che tanto alla fine del balletto sarà approvato, con un copione ormai già visto per altri provvedimenti, con la strategia di un passo indietro e due avanti. E’ infatti evidente a tutti (con le più recenti vicende degli scandali sessuali e delle intimazioni alla stampa “pessimista) la deriva che sta prendendo questo paese in materia di diritti.Chi si ferma oggi è una categoria impropriamente messa sotto l’etichetta di “blogger” e cioè una vera galassia di giovani che utilizzano i nuovi media (la forma del blog è solo esemplificativa) per fare quello che un tempo si chiamava “contro-informazione”. Niente di sovversivo, ma la voglia di andare al di là della rigidità dei media tradizionali, magari con il rischio di eccedere un po’, ma nel clima di controllo e auto-controllo che vive la stampa pur sempre una boccata di ossigeno.Per i blogger le sanzioni economiche sono tali che nessuno avrà la forza di farla questa contro-informazione. Il rischio è quello di perdere la macchina, la casa, di mettere a rischio la propria famiglia. Se i giornalisti, cioè coloro che avrebbero il diritto-dovere di informare l’opinione pubblica, non riescono a organizzare nemmeno un giorno di vera protesta perché dovremmo confidare nello spirito di “martirio” del singolo cittadino?C’è in realtà anche poco da stupirsi. Lo ricordava ieri in un dibattito alla Camera del Lavoro di Reggio Emilia, il direttore di Telereggio Paolo Bonacini: il sindacato dei giornalisti in questi anni ne avrebbe avuti di motivi di scioperare. Pensate solo all’editto bulgaro di Berlusconi che ha messo fuori gioco Enzo Biagi, il più grande giornalista televisivo italiano. Pensate all’occupazione della Rai… ma gli esempi potrebbero essere decine. C’è poco da stupirsi per la reazione così inefficace dell’opposizione al decreto Alfano, visto che lo stesso centrosinistra è stato dal 1994 a oggi parte di questo sistema di gestione del settore informativo più importante e cioè quello televisivo. Niente legge sul conflitto d’interessi, l’inciucio della presidenza Annunziata e via via lungo la sequela di nomine concordate e spartite (una sede Rai alla Lega in cambio della direzione di una rete e così via).Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Oggi qualcuno in grado di scagliarla c’è: i “blogger” (i veri giornalisti di oggi e di domani). Forse nel nuovo decreto Alfano qualche concessione noi giornalisti “veri” la otterremo, in attesa di tempi ancora migliori per il centrodestra. Per tutti gli altri il bavaglio scatterà esattamente come vogliono gli avvocati/deputati del premier. Ma tanto, probabilmente, non ci sarà rimasto nessuno a dirlo.

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