Continua in regione la battaglia sul nucleare


22 GEN. 2010 – "Vista l’esperienza della centrale nucleare di Caorso, noi abbiamo tantissime aziende che hanno know how e tecnologie molto avanzate e che per questo motivo hanno potuto lavorare anche in questi anni in cui il nucleare non era in Italia, ma solo all’estero". Così, a margine del primo incontro realizzato a Roma da Enel e Confindustria, durante il quale è stato illustrato il processo di coinvolgimento dell’imprenditoria nella realizzazione delle nuove centrali, il responsabile energia degli industriali di Piacenza Stefano Riva lancia le imprese del suo territorio. Undici di loro sono già in prima fila e guidano la delegazione di 29 che, in tutta la Regione, è pronta a scendere in campo per giocare la nuova partita del nuovo nucleare. "Enel e Edf, che sono le due società che cureranno questa operazione – continua Riva – investiranno, dal 2013 al 2020, 18 miliardi di euro. Nel momento di crisi che sta vivendo, purtroppo, anche l’economia della nostra Regione, questa potrebbe essere veramente un’occasione unica".Ma non tutti la pensano così. "Nuovo nucleare? Prima si chiuda col passato. Le aree sulle quali insistono le vecchie servitù nucleari non devono essere prese in considerazione per realizzare le nuove centrali e il deposito nazionale per i materiali e le scorie radioattive". E’ questa la posizione emersa ieri dalla riunione della Consulta Anci dei sindaci dei comuni sede delle servitù nucleari, della quale fanno parte i piacentini di Caorso, oltre a Trino Vercellese, Ispra, Latina, Sessa Aurunca, Saluggia, Bosco Marengo, Rotondella e Roma. Comuni che hanno "già dato" in termini di disagi alla comunità e che ora chiedono "almeno di ricevere quanto spetta loro". I comuni della consulta Anci, si legge in una nota, chiariscono di "non essere disposti ad accettare alcuna ipotesi di individuazione di siti sui propri territori, chiedendo la restituzione delle somme che spettano loro in virtù delle misure compensative stanziate dal 2003 dal decreto ‘Scanzano’ e poi decurtate del 70% annuo dalle manovre finanziarie 2005 e 2006. Proprio sulla questione delle misure compensative il Presidente dell’Anci Sergio Chiamparino -continua il comnunicato- ha inviato una nota ai Ministri competenti, Scajola e Tremonti, con la quale si chiede  al Governo, prima che partano gli interventi per la ripresa del nuovo nucleare, un impegno preciso per ripristinare con urgenza, nel primo provvedimento legislativo utile, l’importo originario delle compensazioni a favore degli Enti locali sedi di impianti nucleari".E mentre prosegue, tra prese di posizione e smentite, la polemica sul toto-centrali, il senatore del Pd Giancarlo Sangalli approfitta di un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro dello Sviluppo economico se, tra le aree individuate dal Governo per la localizzazione delle future centrali nucleari, ci sono siti in Emilia-Romagna. Assieme a lui, hanno firmato la richiesta anche tutti i senatori del suo partito eletti in regione.    "Secondo alcune indiscrezioni della stampa, le aree candidate ad ospitare i nuovi impianti di produzione di energia nucleare e i depositi di scorie – osserva Sangalli – sarebbero già state individuate. Ma il Governo, rispondendo ad una interrogazione presentata dal Pd alla Camera, si è rifiutato di rendere noto l’elenco dei siti". Secondo il senatore emiliano-romagnolo, "i vantaggi per l’Italia di un ritorno al nucleare sono molto discutibili: i problemi legati allo smaltimento delle scorie sono ancora irrisolti, i costi per la realizzazione degli impianti sono esorbitanti e finiranno per aggravare la bolletta energetica senza favorire lo sviluppo di un sistema imprenditoriale ad alta tecnologia, perché completamente sussidiari a quella francese".

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