Consulente rapito, trovato cadavere nel forlivese


BOLOGNA, 5 GIU. 2009 – Il corpo di Silvano Azzolini, l’ex agente di borsa rapito lunedì alle porte di Bologna, è stato ritrovato senza vita attorno alle 23 sull’Appennino forlivese. Secondo le prime testimonianze, era sotto terra con le mani legate, il viso gonfio, coperto da un sacco di plastica. I Ros e i Vigili del Fuoco lo hanno trovato in un bosco a Santa Maria in Castello, vicino al comune di Tredozio, a dieci metri dalla strada, dopo averlo cercato per più di due ore. A mettere gli inquirenti sulle tracce del cadavere sono state le indicazioni di due italiani, torchiati per tutto il giorno nel comando dei Carabinieri di Bologna.Ripresi dalle videocamere di sorveglianza. La svolta alle indagini è arrivata con il ritrovamento del furgone bianco utilizzato per il sequestro lunedì mattina, localizzato grazie alle immagini di alcune telecamere di sicurezza nella zona del sequestro. La Direzione distrettuale antimafia di Bologna, guidata dal procuratore aggiunto Massimiliano Serpi, è così risalita a chi lo ha fornito e a un complice, entrambi italiani, che, secondo gli inquirenti, avrebbero partecipato in modo diretto al sequestro e all’omicidio. La Squadra Mobile è alla caccia anche di tre stranieri dell’Est europeo, con tutta probabilità gli esecutori materiali del rapimento. Alcuni testimoni del sequestro avevano riferito di aver sentito voci non italiane tra gli aggressori di Azzolini.Il ritrovamento del corpo. A indicare il luogo dove era stato abbandonato il cadavere é stato il complice del proprietario del furgone. Verso le 19, sotto la guida dei pm Valter Giovannini di Bologna e Marco Forte di Forlì, è partita un’imponente battuta di ricerca sulle colline forlivesi, tra Modigliana e Tredozio, che ha portato al ritrovamento, dopo oltre due ore di scavi e tentativi.Un’operazione "artigianale". Come ipotizzato fin dal principio, la Procura di Bologna è orientata a confermare che si è trattato di un sequestro anomalo, compiuto da non professionisti che aspiravano a recuperare denaro direttamente dalla vittima e non a chiedere un riscatto alla famiglia. Azzolini sarebbe stato ucciso già lunedì scorso, anche se gli inquirenti non hanno ancora definito con quale modalità. Da chiarire anche il movente, anche se la Procura ha setacciato da subito la corposa sfera di affari che Azzolini, pur pensionato, aveva messo in piedi negli ultimi anni: un giro economico di affitti, intermediazioni commerciali e conti all’estero, dalla Svizzera alla Germania, fino a Dubai, che potrebbe nascondere il motivo all’origine della tragedia.I due fermati lo conoscevano bene. I due uomini fermati ieri per il sequestro e la morte di Silvano Azzolini lo conoscevano bene. Flavio Dell’Erba, 52 anni, del bolognese, è legato sentimentalmente alla commercialista al cui studio Azzolini si appoggiava. Anche Giuseppe Corcione, 34 anni, di Napoli, lo conosceva bene e aveva lavorato per lui. Azzolini, tra l’altro, alloggiava in una camera nella casa della figlia della commercialista. La giovane e il compagno ieri erano stati a lungo sentiti dagli inquirenti. I due accusati del sequestro hanno spiegato agli inquirenti di aver creduto che l’uomo avesse il ‘tesoro’, ma su dove si trovasse questo denaro i due hanno dato versioni diverse, anche fantomatiche: dal denaro sepolto sotto terra a un imprecisato appartamento all’estero. Non è ancora chiaro come sia morto il consulente: il cadavere però presentava segni di colpi, ad un esame esterno, anche se solo l’autopsia chiarirà le cause. I due sono accusati del sequestro aggravato dall’omicidio dell’ostaggio.Da chiarire le cause della morte. Gli investigatori sono convinti che Azzolini sia morto poco dopo essere stato sequestrato, anche se solo l’autopsia potrà chiarire con esattezza quando e perché sia deceduto. Nessuno dei due fermati ha spiegato come sia morta la vittima. Non è ancora chiaro quindi se Azzolini sia stato ucciso o se l’uomo, cardiopatico e diabetico, abbia perso la vita durante il sequestro.

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