Consorzio agrario Emilia, primo bilancio da 255 milioni


BOLOGNA, 9 LUG. 2013 – Il 2012 segna il primo anno di bilancio del Consorzio agrario dell’Emilia, nato dall’aggregazione tra Consorzio agrario di Bologna e Modena con quello di Reggio Emilia. Non di un vero e proprio anno si tratta però ma di meno di due mesi di reale gestione unitaria perché a tutti gli effetti contabili l’unificazione ha avuto inizio operativo solo dal 5 novembre 2012. “E’ ovvio – dice il direttore generale di Cap Emilia, Angelo Barbieri, da poco nominato direttore di Cai (Consorzi agrari d’Italia) – che per tutto il 2012 l’azienda aveva già operato nell’ottica della fusione sia per quanto riguarda i budget aziendali che il modello organizzativo e di gestione. Operazioni che in aziende complesse come i Consorzi agrari, richiedono tempi non brevi con efficacia nel medio-lungo periodo. E’ quindi scontato che nel 2012 e in parte anche nel 2013 l’azienda dovrà sopportare i costi economici e di parziale inefficienza di tali operazioni senza avvalersi degli effetti positivi”.Il bilancio 2012 – approvato oggi dall’assemblea dei delegati – vede oltre 255 milioni di euro di fatturato diretto ed oltre 433 milioni quale valore della produzione aggregata con le società controllate e collegate, valori che collocano il gruppo Cap Emilia al vertice della rete dei Consorzi agrari italiani.Un bilancio “in sostanziale equilibrio – commenta Barbieri – tenuto conto che il 2012 è stato non solo l’anno della fusione con Reggio ma anche del culmine della crisi economico-finanziaria italiana e mondiale, cui si sono aggiunte le sventure e le calamità che hanno colpito l’agricoltura nelle nostre zone: dalla siccità alla crisi delle produzioni ortofrutticole, alle micotossine del mais per finire col devastante terremoto che ha colpito tutte e tre le province su cui opera Cap Emilia”.Il terremoto “oltre ad avere prodotto gravi danni a cose e persone, ha generato ovviamente costi rilevanti che tuttavia l’azienda, forte della sua situazione economico-patrimoniale, può sopportare anche se ne subirà il peso per qualche anno”. In questo quadro di difficoltà vanno sottolineati positivamente alcuni dati: il margine operativo netto che resta positivo per il quinto anno consecutivo, l’aumento del patrimonio netto da 40 a 68 milioni di euro e gli importanti investimenti nella costruzione di due nuove agenzie: una a Gattatico (Reggio) e l’altra a Pianoro (Bologna). Altri importanti interventi sono stati effettuati per riparare e mettere in sicurezza le strutture consortili nelle zone terremotate e in quelle limitrofe così come si è provveduto alla sostituzione dell’eternit in particolare nelle strutture di San Giorgio di Piano con un investimento finanziario consistente.“Questo primo bilancio di Cap Emilia – commenta il presidente Gabriele Cristofori – conferma l’equilibrio dei conti in una annata tra le più difficili degli ultimi anni. La fusione sta dando risposte positive al territorio e alle attese dei soci-agricoltori in termini di servizi. Abbiamo rafforzato e razionalizzato la struttura industriale nei settori cerealicolo e mangimistico, completato la filiera con la nostra accresciuta presenza nel Pastificio Ghigi, risposto in termini adeguati all’emergenza aflatossine del mais con la garanzia del ritiro del prodotto e di una liquidazione di soddisfazione per le imprese agricole. Abbiamo fatto argine alle tante criticità del 2012 grazie ad una impresa ancor più radicata sul territorio, che ha aumentato le sue dimensioni senza intaccare la capillarità della presenza e la qualità dei servizi erogati”.“Cap Emilia continuerà ad investire e a crescere per sempre meglio rispondere alle esigenze del mondo agricolo – conclude Cristofori –. Non è un mistero che seguiamo da vicino l’evoluzione del Consorzio di Parma per completare, se possibile, il progetto di Cap Emilia. Quanto a Ferrara veniamo sollecitati da più parti per una nostra presenza anche in quella provincia: valuteremo quando i tempi saranno maturi”. I ricavi della capogruppo Cap Emilia vedono in primo luogo il settore cereali con quasi 63,8 milioni di ricavi (10 milioni in più del 2011). Le quantità ritirate sono passate dalle 286.750 tonnellate del 2011 alle 243.328 del 2012: un calo dovuto esclusivamente alle scarsissime produzioni autunnali ,fortemente condizionate dalla siccità. Per mais, sorgo e soia si registrano cali dal 57 al 67%, mentre i frumenti hanno registrato produzioni abbondanti (tenero +36% e duro +39%) con alte reste per ettaro e buona qualità.Per tutelare il reddito delle imprese agricole socie il Consorzio ha fatto leva oltre agli ormai collaudati contratti ‘Alta qualità Barilla’ e ‘Grano sano e sicuro’, anche sul nuovo contratto ‘Pasta Ghigi’ con prezzo finito a 290 euro/ton. A livello societario è stata costituita CerealCap Scrl ed è stata ceduta la partecipazione nella Op Cereali Emilia Romagna.Il secondo comparto per volume d’affari sono i mangimi: 34,4 milioni di vendite contro 21,4 del 2011. Poi le sementi : 29,6 milioni contro 16,2 del 2011, i concimi (27,7 contro 19,7), gli antiparassitari (25,8 contro 23,6) , le macchine (22,5 milioni come nel 2011), i petroliferi (19,8 milioni), il garden (9,3 milioni contro 7,7), gli alimentari (5,4 milioni). I raffronti sono stati fatti con i valori del 2011 relativi al solo Consorzio di Bologna e Modena. Il fatturato aggregato del gruppo Cap Emilia ha raggiunto nel 2012 oltre 433 milioni di euro, con un incremento di circa 66 milioni dovuto principalmente alla fusione con Reggio Emilia e all’avvio dell’attività di Emilcap, società controllata e polo mangimistico regionale compartecipata dai Consorzi di Parma e Piacenza. In forte aumento i risultati della controllata SIS- Società Italiana Sementi (37,5 milioni) e della collegata Eurocap Petroli (101 milioni) che ha consolidato la sua presenza in provincia di Parma e avviato l’attività commerciale anche in quella di Reggio Emilia.

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