Confservizi Emilia-Romagna: due miliardi di investimenti


BOLOGNA, 17 FEB. 2009 – Con oltre due miliardi di investimenti programmati nel biennio 2009-2010, le aziende aderenti a Confservizi Emilia-Romagna stanno pensando di dare il loro contributo per fronteggiare la crisi. Un contributo che ha due facce: mantenere in salute 120 aziende – da giganti quotati in borsa, a piccole realtà comunali – che danno lavoro a 78mila persone e fatturano quasi 13 miliardi, ma anche riuscire a contenere le tariffe per gli utenti, in modo da non far pagare la crisi ai bilanci delle famiglie e delle imprese. Le aziende di Confservizi, che forniscono servizi pubblici – dalle asl alle multiutilty -, hanno programmato un volume di investimenti di 2.093 miliardi, suddivisi nelle varie tipologie. Che si aggiungeranno ai 1.339 già finanziati e in gran parte completati del 2008. Un programma che va a innestarsi su un andamento economico sostanzialmente positivo: nel 2007 gli investimenti sono saliti del 28% e il fatturato del 12,6%. "Le nostre aziende – ha detto Graziano Cremonini, presidente di Confservizi – possono dare un contributo importante all’uscita dalla crisi del sistema emiliano-romagnolo, fornendo servizi di alta qualità a costi contenuti. Gli investimenti sono a maggior ragione importante in questo periodo, per potenziare le reti e le infrastrutture e garantire la massima innovazione tecnologica. Il nostro è un sistema molto in salute, che certo deve ancora migliorare". "Per proseguire su questa strada – ha spiegato Cremonini – è però necessario che si verifichino alcune condizioni, come il mantenimento dei contratti di servizio con gli enti pubblici, le garanzie nel credito, la conservazione dei livelli dei trasferimenti statali e i miglioramenti gestionali, a cominciare da possibili integrazioni e aggregazioni". Rimane stretto il rapporto con la Regione, punto di riferimento principale per i servizi pubblici. "Chiediamo al sistema di Confservizi – ha detto il sottosegretario alla presidenza Alfredo Bertelli – un impegno per la modernizzazione, ma anche e soprattutto per contenere i costi e per rispondere ai bisogni che cresceranno per le famiglie che si troveranno con un minore reddito".

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