Confindustria ER: ‘Un patto per una regione più attraente’


BOLOGNA, 10 LUG. 2012 – Di fronte a una crisi che morde, con un mercato del lavoro regionale che ha chiuso il 2011 con un tasso di disoccupazione del 5,3% e ha aperto il 2012 con un tasso del 7,3% nel primo trimestre – 140.608 le persone in cerca di occupazione solo nel quarto trimestre dello scorso anno salite a 154.335 nel primo di quello in corso – la strada per ripartire passa per una rinnovata competitività della manifattura e un patto per rendere la regione più "attrattiva e attraente". A indicare la rotta è la Confindustria dell’Emilia-Romagna. Negli ultimi mesi, osservano in un rapporto gli industriali capeggiati dal neo presidente, Maurizio Marchesini, "l’economia dell’Emilia Romagna ha nuovamente e fortemente rallentato. L’export tradizionale punto di forza e riequilibratore registra, nella media, progressive flessioni". Inoltre "in questo contesto già molto difficile il terremoto ha investito una vasta area compresa tra le province di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Ferrara, con gravissime conseguente per la attività produttive". Innanzi ad uno scenario simile, ammonisce Marchesini in una conferenza stampa, "dobbiamo puntare sulla manifattura, sulla sua capacità di creare buona occupazione e occupazione di qualità. L’Emilia-Romagna – aggiunge – ha tutte le potenzialità e le caratteristiche per uscire da una crisi strutturale". Di riannodare le fila per avviare nuovamente il circolo virtuoso della crescita economica attraverso, caldeggia Confindustria Emilia-Romagna, una riduzione del ruolo pubblico nell’economia e a pagamenti più rapidi da parte della Pubblica Amministrazione; investimenti pubblici in infrastrutture, semplificazioni burocratiche e, soprattutto, una ritrovata capacità di attrarre investimenti sul territorio: sia per evitare il rischio di delocalizzazione produttiva, sia per rafforzare una delle locomotive, storiche, dell’economia italiana e internazionale, rendendola un’area d’Europa in cui valga la pena investire. Per questo, spiega Marchesini, abbiamo "proposto un Patto per l’investimento ad una Regione sensibile a queste istanze" basato sull’offerta alle aziende "di un pacchetto personalizzato, un menù" adatto ad ogni singola impresa in modo da convincerla a lavorare sul territorio. E nel menù, sottolinea ancora il numero uno degli industriali emiliano-romagnoli, un bel "pacchetto di strumenti e misure di sostegno e facilitazioni da concordare con l’Amministrazione regionale nel medio e lungo periodo. Un vero e proprio patto per gli investimenti tra l’amministrazione e le singole imprese che possa comprendere, tra le altre cose, l’esenzione Imu da parte degli enti locali, l’esenzione o la detrazione dell’Irap sgravi fiscali e incentivi per nuovi assunti, incentivi per la partecipazione a programmi di ricerca o, chiosa Marrchesini – un fondo rotativo ad hoc a condizioni particolarmente vantaggiose". Una serie di interventi di natura fiscale, finanziaria, amministrativa, occupazionale e creditizia, propone la Confindustria regionale, che possa avere un respiro decennale. Più corto, invece, quello degli aiuti per le aziende colpite dal terremoto. "In Abruzzo – conclude Marchesini – gli aiuti stanno arrivando dopo tre anni e mezzo: noi non possiamo aspettare, gli aiuti devono arrivare immediatamente, non abbiamo tempo".

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