Confindustria Emilia: obiettivo export


Confindustria conferma la ripresa, anche se i dati del 2014 sono a luci ed ombre. Segnali positivi, ma ancora deboli dunque che con un’unica associazione forte data dalla fusione di Modena, Bologna e Ferrara possono trovare un maggiore slancio. Confindustria Emilia appunto, la prima associazione italiana per il manifatturiero, seconda per dimensioni solo ad Assolombarda, la cui nascita è stata sancita con la firma del protocollo di intesa tra i presidenti Vacchi, Caiumi e Maiori al termine dell’assemblea generale di Confindustria Modena, passerella finale dopo un plebiscito tra gli associati. La nuova realtà conterà oltre 3.200 imprese con 171mila addetti, sarà operativa nel 2018, ma di fatto ha già un suo valore politico sull’economia nazionale. Messe da parte in fretta le rivalità di campanile nei prossimi messi sarà nominato un coordinatore, probabilmente Vacchi, che faccia da traghettatore in questa fase di transizione. Un’operazione simile è in corso anche in Romagna con Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; mentre Reggio Emilia, sposa promessa che si è allontanata da Modena e Bologna, guarda invece a Parma e Piacenza per un progetto analogo che però stenta a decollare. Confindustria Emilia in fondo avrà un peso maggiore, con il 49% dell’export regionale che vale il 6,5 di quello nazionale. Ed è proprio l’export a trainare l’economia modenese fuori dalla crisi. Il report di Confindustria Modena presentato in assemblea parla di una crescita delle esportazioni del 6,3% nel 2014 per un valore complessivo di 11,4 miliardi. Il fatturato generale cresce invece del 3,3. Mentre la produzione è stabile e l’occupazione perde altri due punti attestandosi al 65,1% con una perdita di 2mila occupati in un anno nel settore industriale. Tra i vari settori cresce solo quello dei servizi mentre il commercio è stabile. Ma il 2015 sembra migliore: i primi dati confermano la ripresa e ora Confindustria Emilia dovrà spingere sull’acceleratore.

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