Confindustria E-R, dalle banche “capitale circolante”


BOLOGNA, 4 MAG. 2009 – Fino a 200 milioni di nuovi finanziamenti per le imprese regionali per far fronte agli insoluti dei propri clienti. E’ questo il senso dell’intesa denominata "capitale circolante" siglata da Carisbo e Cariromagna, banche del Gruppo Intesa Sanpaolo, con Confindustria Emilia-Romagna. Riguarda un insieme di 2000 aziende, già clienti dei due istituti di credito, che ora avranno a disposizione anche questo strumento concreto di liquidità. L’accordo – ha spiegato Giuseppe Feliziani, direttore generale di Carisbo – prevede la possibilità di dirottare gli insoluti su un conto di affidamento temporaneo dedicato, che ha uno spread fra 1,25% e 1,50% e concede all’azienda tre mesi di tempo per incassare il credito, senza appesantire la situazione di cassa del conto principale. La durata del fido temporaneo è di 12 mesi. L’importo massimo per azienda è di 250.000 euro o il 25% del fido ordinario. Inoltre Feliziani ha garantito che i tempi per l’erogazione di questa nuova forma di credito, garantita al 50% da Fidindustria Emilia-Romagna saranno brevi, circa una settimana. "L’intesa si inquadra nel macroaccordo che la Regione ha fatto con vari soggetti e noi – ha spiegato Anna Maria Artoni, presidente di Confindustria Emilia-Romagna – lo abbiamo declinato in questo modo per rispondere ad un problema molto sentito dalla imprese. E’ una modalità che premia le imprese solide e dimostra lo sforzo del sistema Confindustria per trovare strumenti concreti per evitare che le aziende chiudano e quindi salvare l’occupazione. Uno sforzo come si vede confermato dai fatti". "Questo tipo d’intesa si sperimenta per la prima volta in Italia qui in Emilia-Romagna, ma il Gruppo Sanpaolo è pronto a replicarla in altre regioni italiane" ha spiegato Carlo Berselli, direttore marketing per le imprese di Intesa Sanpaolo. Franco Dall’Armellina, direttore generale di Cariromagna ha concordato sull’importanza di dare vita a strumenti facili e concreti per facilitare l’accesso al credito delle aziende, che ora hanno esigenze sul circolante mentre stanno rallentando le operazioni sugli investimenti. Cresce infatti del 30-40% il "magazzino" degli stock già deliberati che non vengono ancora elargiti, a causa del rallentamento degli impieghi delle aziende.

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