Confessa l’amica della ragazza ucraina uccisa a coltellate


BOLOGNA, 25 FEB. 2009 – Quindici coltellate nella schiena dalla donna che l’aveva tenuta in braccio, da quelle mani che l’avevano accarezzata come si accarezza una figlia. Yaroslava, ucraina, 19 anni, ha trovato la morte così, nel primo pomeriggio, in un appartamento della periferia di Bologna. Tetyana, 36 anni, l’ha colpita con un coltello da cucina, poi ha provato ad uccidersi. Ricoverata al Maggiore ha raccontato tutto alla polizia che l’ha arrestata ed ha fatto chiarezza su un caso di dolore e depressione. La bellissima Yara era arrivata da 15 giorni a Bologna, dove abitava già la madre che lavorava come badante, con gli occhi pieni di sogni e speranze per il suo futuro. E dove viveva anche Tetyana, per lei quasi una zia, anche lei badante.Abitava con il marito, tornato da qualche settimana in Ucraina per attendere il visto d’ingresso e tornare in Italia, finalmente a testa alta. Le due donne, amiche, con due figli della stessa età, erano venute in Italia, scappando un paio d’anni fa da Dnipropetrovsk, la città che fu una delle capitali della corsa allo spazio dell’Unione Sovietica. Tetyana col marito, lasciando in Ucraina il figlio studente, la madre di Yara, 43 anni, da sola, con la speranza di lasciarsi alle spalle un matrimonio e trovare un nuovo lavoro e un nuovo amore. Da quando il marito era tornato in Ucraina, la depressione di Tetyana si era aggravata. Andava avanti a the, caffé e sigarette. Era dimagrita e triste. Così ieri matina ha chiamato l’amica di sempre perché l’andasse a consolare. Lei però doveva andare a fare la spesa, insieme al nuovo compagno italiano. E Yara è andata al suo posto, per stare vicina alla vecchia amica di famiglia. Però l’ha trovata strana. Ha chiamato la madre per dirle che qualcosa non andava. Verso l’una, così, quest’ultima le ha raggiunte nell’appartamento di via Mantegna.Ha suonato, poi ha aperto con la copia delle chiavi che aveva ed ha visto la scena tragica: Yara a terra, uccisa da 15 coltellate, Tetyana disperata e ferita con lo stesso coltello da cucina con il quale non aveva risparmiato la giovane. Ricoverata in rianimazione all’ospedale Maggiore, la donna è stata sedata, ma non è in pericolo di vita. "Sì, l’ho uccisa io. Adesso voglio morire", ha ammesso, parlando con gli inquirenti che l’hanno arrestata. Nei prossimi giorni, quando starà un po’ meglio, torneranno ad interrogarla, per cercare di capire i motivi del suo gesto: forse la depressione, aggravata dall’assenza del marito, l’invidia per un’amica che aveva una situazione di lavoro e di regolarizzazione più stabilizzata. Forse un’attimo di follia che ha spezzato con 15 coltellate i sogni e le speranze della giovane Yara.

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