Confesercenti ER insiste: “No all’imposta di soggiorno”


BOLOGNA, 18 NOV. 2011 – Arriva un altro, secco no delle imprese turistiche all’applicazione dell’imposta di soggiorno nei Comuni della regione. Lo ha ribadito Assoturismo-Confesercenti Emilia Romagna, che ha riunito a Bologna il coordinamento regionale. "Pur conoscendo le difficoltà di bilancio delle Amministrazioni locali causata dai tagli ai trasferimenti di risorse da parte dello Stato – spiega Assoturismo in una nota – dannosa e inopportuna l’adozione di questo provvedimento, che comprometterebbe la competitività dell’offerta turistica anche a livello internazionale, particolarmente in una Regione come l’Emilia-Romagna che ha fatto del rapporto qualità-prezzo uno dei suoi principali punti di forza, molto apprezzato dal turismo delle famiglie, specialmente in una fase di crisi economica come l’attuale. Proprio in questa situazione il turismo non va appesantito con ulteriori balzelli e tasse, ma ne va accentuato il suo ruolo di volano per la ripresa economica". "Non dimentichiamo inoltre – aggiunge Assoturismo – che già il settore è gravato da un’Iva più alta rispetto a quella dei nostri diretti competitori stranieri. L’imposta inoltre interesserebbe solo il comparto ricettivo, gravando le imprese di un’ulteriore onere burocratico, in quanto le stesse dovrebbero provvedere alla riscossione e al successivo versamento del tributo, con tutte le problematiche di gestione connesse". Assoturismo-Confesercenti rinnova quindi l’invito alle Amministrazioni comunali dell’Emilia-Romagna "a non applicare l’imposta di soggiorno, anche in considerazione di un quadro di norme fiscali nazionali che il nuovo Governo sta definendo anche in riferimento alla finanza locale". "Oltre alla richiesta fatta ai Comuni di non applicare l’ imposta, al nuovo Esecutivo – spiega Claudio Della Pasqua, presidente Asshotel-Confesercenti Emilia-Romagna – chiediamo di rimediare a questa ingiustizia togliendo un’imposta che scarica sull’economia turistica i problemi della finanza locale, che andrebbero invece affrontati, ad esempio, con un meccanismo di compartecipazione all’Iva, senza comunque aumentare la pressione fiscale complessiva". "Sottolineiamo – sostiene Filippo Donati, presidente nazionale Asshotel-Confesercenti – che le imprese alberghiere, nonostante dal 2008 chiudano i bilanci con difficoltà, non hanno aumentato i prezzi, anzi in certi casi li hanno abbassati erodendo ulteriormente la loro scarsa redditività, visto il contestuale aumento di costi e oneri. Se l’imposta di soggiorno venisse applicata rappresenterebbe quindi un ulteriore ostacolo al rilancio e allo sviluppo del turismo".

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