Confcooperative: “Sì alle misure anticrisi, ma perché gli enti pubblici non pagano?”


REGGIO EMILIA, 20 MAR. 2009 – “La prima vera misura anticrisi è pagare i fornitori e gli interessi passivi che hanno accumulato”. Così la Confcooperative scende in campo a fronte dei pesanti ritardi che gli enti pubblici hanno accumulato nei pagamenti delle prestazioni delle cooperative sociali, e in parte anche per quelle relative a coop edilizie o di servizio: “ritardi – sottolinea l’organizzazione – che in qualche caso sono giunti persino a un anno e si collocano mediamente attorno ai 4 mesi, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di tante imprese, e comunque esponendole ad oneri finanziari insopportabili per periodi così lunghi”.“Stiamo arrivando al paradosso”, sottolinea la centrale cooperativa: “mentre ricercano fondi per i lavoratori a rischio, tanti enti locali e altre strutture pubbliche non pagano correttamente e puntualmente i loro fornitori e, in particolare, le cooperative sociali che lavorano il linea diretta con le pubbliche amministrazioni e società comunque controllate”.“Coerenza e correttezza vogliono che, in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo, i primi a dare esempi di buone prassi siano gli enti locali”, prosegue la Confcooperative, che aggiunge: “la presidente di Confindustria avrà avuto le sue buone ragioni nel fare retromarcia, ma qui da noi le imprese di soldi veri non ne hanno visti né dal Governo né dalla Regione”.E accanto alla questione dei pagamenti si inserisce un forte richiamo di Confcooperative anche la lotta al lavoro nero e irregolare, alla concorrenza sleale e alle tariffe che vengono applicate nel settore della logistica. “Indotti da una crisi che viene artatamente sfruttata come argomentazione anche laddove non vi sono situazioni di particolare difficoltà – sottolinea la centrale cooperativa – si moltiplicano i casi di interruzioni improvvise di contratti, di imprese che si accaparrano commesse calpestando i diritti dei lavoratori, di vero e proprio strangolamento su tariffe i cui minimi non sono rispettati sebbene siano sanciti da protocolli provinciali siglati con la Direzione Provinciale del Lavoro e i sindacati”.“Il risultato – spiega la Confcooperative – è che i soci-lavoratori delle cooperative della logistica patiscono pesantemente una situazione rispetto alla quale non dispongono di ammortizzatori, e l’aggravante è che tanta parte del sindacato stimola le imprese manifatturiere a reinternalizzare i lavori affidati alle cooperative, attaccandole poi nel momento in cui debbono ridurre le ore di lavoro dei soci-dipendenti”.“Al tavolo anticrisi istituito dalla Provincia – prosegue la Confcooperative – stiamo tutti cercando di assicurare il massimo contributo possibile per superare difficoltà presenti in molti settori, ma questo sforzo comune richiede anche che ognuno faccia poi la propria parte, ponendo rimedio a situazioni dannose per le imprese cooperative e attuando i controlli necessari che ne tutelino non solo la corretta azione, ma anche i diritti minimi che stanno in capo ai loro soci-lavoratori”.

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