Confcooperative: questa Manodori non va bene


©Telereggio18 AGO 2009 – Confcooperative decide di rompere la preoccupante cappa di silenzio scesa sulla vicenda delle nomine alla Manodori. Nomine che secondo la centrale cooperativa ‘hanno rimesso in evidenza conflittualità, disgregazioni e fronde inconcepibili, in netto contrasto con lo spirito di collaborazione cui si ispira il tavolo delle associazioni di impresa’. Il presidente di Confcooperative, Giuseppe Alai, abbandona il Tai, che avrebbe dovuto presiedere fino a settembre, e mette in luce cinque questioni.1 – La mancata unità: ‘Non vi possono essere luoghi – dice Alai – in cui il mondo imprenditoriale progetta unito, e su questa base si confronta con le istituzioni, e altri luoghi in cui, al contrario, gli interessi si contrappongono e il confronto svanisce’.2 – Il futuro della Fondazione: ‘Per Alai la situazione creatasi è pericolosa ed esecrabile quando si è chiamati a parlare del futuro di un Ente di cui sono chiarissime le finalità orientate al bene comune, le cui risorse devono produrre benefici e progetti di utilità in settori fondamentali quali la sanità e i servizi sociali. Non è a suon di maggioranze all’ultimo voto che si costruisce un corretto rapporto tra istituzioni, associazioni, imprese e persone’.3 – Il ruolo dei nuovi vertici (e qui le critiche si concentrano sulla maggioranza costruita attorno a Borghi e Carbognani): ‘Appare singolare – sottolinea Confcooperative – che un ente con esclusive finalità benefiche veda nei suoi organi la modesta presenza del pubblico e del privato sociale e, invece, la massiccia presenza di due mondi (quello industriale e quello bancario) che hanno l’obiettivo della massimizzazione del profitto e non dell’equa distribuzione degli utili’.4 – Gli errori del passato: ‘Preoccupano i cenni alla continuità rispetto alla gestione precedente, una gestione segnata da un preponderante investimento in una società bancaria (Unicredit – ndr) che nel 2008 non ha distribuito alcun dividendo in liquidi, ma ha distribuito azioni che certo non servono né alla sanità, né al volontariato e alle coop sociali, né all’arte e alla cultura’.5 – No alle finzioni: ‘A Reggio Emilia si stanno producendo disgregazioni su disgregazioni che non sappiamo dove ci potranno portare’, sottolinea Alai; ‘proprio per questo usciamo dal tavolo imprenditoriale, perchè o si collabora nei fatti o non lo si fa neppure in teoria’. Basta ipocrisie, sembra dire Alai, è successa una cosa grave e bisogna prenderne atto.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet