Confartigianato: troppe tasse su immobili produttivi


“L’Emilia Romagna è una delle regioni italiane dove la pressione fiscale di Imu e Tasi sugli immobili produttivi  tra le meno alte, nonostante questo si tratta di un balzello che pesa in maniera considerevole sulle nostre imprese e che ha subito un ulteriore aggravio con li nuovi parametri. L’aliquota complessiva per gli immobili produttivi si discosta di poco dal profilo di tassazione determinato dalle aliquote ordinarie, confermando l’anomalia di capannoni tassati come le seconde case”. Questo il commento del Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli all’analisi dell’ufficio studi sul peso della tassazione sugli immobili saldata da imprese e privati lo scorso 16 giugno. Sulla base delle aliquote medie nazionali, la TASI determina un incremento del 6,3% del prelievo dell’IMU. Il riepilogo dei comuni e della loro popolazione divisi per intensità di tassazione di IMU e TASI sugli immobili produttivi indica che il 41,6% dei comuni con il 40,9% della popolazione nazionale applica una tassazione medio-alta con aliquote medie comprese tra il 9,10 ed il 10,50 per mille, segue un quarto (25,6%) dei comuni con il 13,4% della popolazione che applica una tassazione medio-bassa con aliquote medie comprese tra il 7,70 e 9,00 per mille. Un altro quarto (25,2%) dei comuni in cui risiede il 42,2% della popolazione applica una tassazione alta con aliquote medie superiori o uguali al 10,60 per mille (aliquota massima consentita per l’IMU) ed infine solo il 7,6% dei comuni dove si concentra solo il 3,5% della popolazione applica una tassazione bassa con aliquote medie inferiori o uguali al 7,60 per mille (aliquota base per l’IMU). L’analisi delle aliquote per regione evidenzia che la tassazione più elevata sugli immobili di impresa si riscontra nei comuni dell’Umbria con il 10,34 per mille, della Campania con il 10,19 per mille, della Sicilia con il 10,16 per mille, del Lazio con il 10,15 per mille e della Calabria con il 10,14 per mille. Si tratta quindi di tre regioni del Mezzogiorno e due del Centro. All’opposto una minore pressione della tassazione immobiliare si registra in Emilia-Romagna con 9,90 per mille, preceduta dal Veneto con 9,64 per mille e poi due regioni a statuto speciale: la Sardegna con 9,05 per mille e la Valle d’Aosta che, con 8,16 per mille, è la regione con la somma più bassa delle aliquote ordinarie di IMU e TASI. Le prime dieci province nelle quali i Comuni, in media, presentano l’aliquota totale di IMU e TASI più elevata sono Lucca con il 10,57 per mille, Terni con il 10,54 per mille, Rieti con il 10,45 per mille, Siena con il 10,43 per mille, Taranto con il 10,37 per mille, Ascoli Piceno con il 10,36 per mille, Palermo con il 10,35 per mille, Macerata con il 10,33 per mille, Prato con il 10,32 per mille e Catania con 10,31 per mille. All’opposto le dieci province nelle quali le Amministrazioni comunali, in media, pongono l’aliquota totale più bassa sono Aosta con l’8,16 per mille, Ogliastra con l’8,19 per mille, Oristano con l’8,25 per mille, Udine con l’8,27 per mille, Gorizia e Olbia- Tempio entrambe con l’8,69 per mille, Carbonia-Iglesias con l’8,77 per mille, Pordenone con l’8,83 per mille, Nuoro con il 9,00 per mille e Medio Campidano con il 9,03 per mille. “E’ evidente che il peso crescente della tassazione locale sugli immobili, forse l’unica leva lasciata a disposizione degli enti locali a fronte di un calo degli stanziamenti del governo centrale, contribuisce a deprezzare il valore delle abitazioni e deprime ulteriormente un mercato dell’edilizia che ha già pagato un peso enorme: il comparto è passato dai 1.728.000 occupati del 2011 ai 1.454.000 del 2014 con una perdita di 274.000 posti di lavoro, il 15,8% in meno in soli 3 anni. Nell’arco di tempo in cui è esplosa la tassazione sugli immobili produttivi (2011- 2014) il fatturato del settore manifatturiero in Italia è diminuito del 7,4%, con una perdita di 67,8 miliardi di ricavi. E’ ora di invertire la rotta”.

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