Confartigianato in allarme: “L’economia frenerà”


BOLOGNA, 13 DIC. 2011 – Non è bel quadro quello delineato nell’analisi degli scenari economici dell’Emilia-Romagna nel triennio 2011-2014, presentata oggi a Bologna da Centro Studi Sintesi per conto della Confartigianato regionale. La crescita quest’anno è in calo – appena lo 0,9% in più – e sarà addirittura ferma nel 2012. Un trend analogo a quello che interessa i consumi, che per il prossimo anno resteranno al palo. E "con le misure del governo Monti temiamo che andrà ancora peggio, ci aspettavamo di più sul fronte della crescita", ha spiegato il presidente dell’associazione Marco Granelli. Secondo lo studio, nel 2011 il Pil della Regione dovrebbe raggiungere quota 138 miliardi, un dato migliore della media nazionale ma in netta frenata rispetto alle previsioni di maggio: ci si attendeva un +1,5%, sarà invece appena lo 0,9%. Ma il problema grosso è il futuro: nel 2012 Confartigianato prevede una crescita zero, con una graduale ripresa nel 2013 e 2014. A cascata ne risentiranno soprattutto i consumi delle famiglie: nel 2011 saranno l’1% in più (in Italia è lo 0,7%), ma già l’anno prossimo sfioreranno appena il +0,1%. Va peggio agli investimenti di famiglie e imprese: dal +1,6% previsto per il 2011 si passerà al -0,5% atteso per il 2012. A tenere, nell’anno che va a chiudersi, sono stati settori forti come l’industria manufatturiera e i servizi, mentre soffrono, con tassi di crescita praticamente nulli, agricoltura e le costruzioni, addirittura in negativo. Unica nota parzialmente positiva viene dall’occupazione, dove il tessuto regionale tiene: il tasso di occupati (44,7% nel 2011) è destinato a subire piccole variazioni negative (44,3% nel 2012 e 44,2% nel 2013), ma in generale a non subire contraccolpi. L’analisi di Granelli è però per forza negativa: "Non possiamo essere ottimisti, i segnali di ripresa nei primi mesi di quest’anno saranno completamente assorbiti dalla battuta d’arresto del secondo semestre". Per questo da Monti, la Confartigianato si aspetta ora "maggiori oneri per chi possiede patrimoni e l’inizio di un’opera di revisione delle tante rendite di posizione che strozzano la nostra economia". E poi il presidente ha chiesto aiuti per l’accesso al credito: "Le banche stanno riducendo anche in Emilia-Romagna in modo preoccupante la concessione di denaro ad artigiani e piccole e medie imprese, con il rischio di problemi seri sul fronte della liquidità".Ma è soprattutto uno il desiderio di Granelli: applicare anche al mondo dell’artigianato lo stesso regime fiscale di cui gode quello della cooperazione. Il provvedimento, a suo parere, "si tradurrebbe in un risparmio effettivo sulla tassazione di oltre il 20%" e "permetterebbe la liberazione di risorse finanziarie da destinare ad investimenti e occupazione". Inoltre, ha spiegato ancora, "metterebbe fine ad una inconcepibile disparità di trattamento tra categorie egualmente tutelate dalla Costituzione". Il ragionamento di Granelli, infatti, parte dall’articolo 45 della Carta: "Chiediamo che venga finalmente applicato", ha sottolineato, ricordando che "il problema fiscale, anche in virtù dei recenti provvedimenti governativi, sta diventando per il sistema delle piccole imprese assieme a quello del credito, drammatico" e in particolare "é il mondo dell’artigianato, che storicamente rappresenta l’essenza della cultura e della tradizione del ceto medio produttivo italiano, a dover operare in condizioni tali da avere serie prospettive negative per il futuro".

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