Confapi Reggio Emilia alla corte di Confindustria


© TelereggioREGGIO EMILIA, 6 AGO. 2012 – La scarsa presenza ai tavoli istituzionali, la stipula di accordi interconfederali che portano a Contratti Collettivi ritenuti maggiormente onerosi per le imprese, una generale opacità nella gestione dei bilanci confederali, oltre a un complessivo irrigidimento nei rapporti con il territorio. Sono le motivazioni principali che hanno spinto Confapi, l’associazione delle piccole e medie industrie di Reggio, a prendere le distanze dalla presidenza nazionale.Sono indicate in una lunga lettera inviata ieri ai 500 associati. Da due anni la costola reggiana dell’associazione, presieduta da Cristina Carbognani, "si è rapportata – si legge nel documento – con estrema difficoltà alla Confederazione Nazionale mentre il sistema Confapi si è indebolito con la fuoriuscita di importanti realtà come Modena e Forlì-Cesena". Il 26 luglio scorso, l’elezione alla presidenza nazionale Confapi di Maurizio Casasco, nel segno della continuità con la precedente gestione, ha indotto gli organi direttivi a decidere di uscire dal sistema Confapi. L’ipotesi di un’adesione a Confimi, l’associazione costituita nel marzo scorso dalle Api di Modena, Bergamo e Vicenza, è stata accantonata perché: "troppo poco significativo il numero di imprese e addetti della nuova organizzazione" si legge sempre nella lettera. Erano state valutate anche possibili alleanze associative con altre realtà del territorio, come Cna, poi escluse.Il progetto, che sarà presentato presto agli associati ma che è già stato discusso negli organi direttivi, prevede la fusione con Industriali Reggio. "Si tratta – scrive la presedente Cristina Carbognani nella lettera – della creazione di un nuovo soggetto di rappresentanza per le imprese, denominato Unindustria Reggio Emilia, aderente a Confindustria".L’ultima parola spetta ora all’assemblea dei soci Confapi, che probabilmente sarà convocata in via straordinaria a settembre. Occorrono i 3/4 dei voti favorevoli. Ma l’ok dovrà arrivare anche da parte degli imprenditori aderenti ad Industriali Reggio. "Se fusione dovesse esserci, continua Carbognani, si tratterebbe di un risultato di portata storica. Le imprese reggiane potrebbero fare affidamento su una rappresentanza più estesa e su un’offerta di servizi allargata, mantenendo le specificità di ogni organizzazione". Il progetto, infatti, prevede il mantenimento dell’occupazione, la salvaguardia del patrimonio ma anche la rappresentanza delle imprese associate in un contesto di pari dignità.

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