Con Lactalis ancora più dura la vita dei produttori di latte


18 MAG – Non lasciare la Parmalat in mano a chi non rispetta i diritti sindacali. L’allarme arriva da organizzazioni viste come utopiche dal sistema industriale di oggi. Le loro sigle sono Aiab, Ari, Crocevia. Realtà che a fatica cercano di promuovere politiche agricole più solidali e sostenibili, modelli contadini capaci di assicurare allo stesso tempo sicurezza alimentare e salute, senza tralasciare il problema del riscaldamento climatico. Sono queste associazioni, che insieme fanno parte coordinamento europeo dei diritti contadini Via Campesina, a censurare la condotta di Lactalis, colosso francese futuro proprietario di Parmalat. "Viola i diritti sindacali, in Francia hanno denunciato un piccolo produttore capofila di una protesta per il taglio del 30% del prezzo pagato sul latte dal gruppo industriale. Che farà quando sarà la più grande impresa mondiale?". Questo l’interrogativo degli agricoltori sostenibili. "Lactalis – sottolinea Fabrizio Gabarrino, allevatore di Ari (Associazione Rurale Italiana) – compra già in Italia 6 milioni di litri di latte, per oltre il 60% proveniente da Piemonte e Lombardia, da circa 700 fornitori. Ci lavorano 3.200 persone e controlla oltre 70.000 punti vendita: un gruppo, quello francese, che in media negli ultimi anni ha acquisito un’impresa ogni 3 mesi, portando il suo indebitamento, con l’opa Parmalat, al limite che gli hanno fissato le banche. Un’impresa familiare che rischia di somigliare molto alla vecchia Parmalat dei Tanzi"."Una tale concentrazione di mercato – osserva Andrea Ferrante, presidente Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) – nel settore lattiero caseario, al momento in cui cadono le ultime barriere, con la liquidazione delle quote latte, per il controllo dell’offerta, lascerà ancor più i produttori italiani in balia di costi di produzione crescenti e prezzi alla stalla decrescenti"."La forte concentrazione della produzione di latte in tre regioni del Nord – conclude Antonio Onorati, presidente di Crocevia – non consentirà un decentramento della trasformazione e farà viaggiare il latte fresco lungo tutto il Paese, diminuendo ancor più la capacità contrattuale dei produttori stessi".

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