Commercio Modena, occupazione a -9,7%


È ancora fortemente negativo il trend sul fronte degli occupati tra le piccole e medie imprese del commercio, turismo e servizi. Secondo la ricerca condotta dal Centro Studi di Confesercenti Modena Osservatorio Lavoro, nel primo trimestre 2014 emerge che, nelle oltre 1500 PMI monitorate, l’occupazione ha segnato una flessione del -9,7% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Calano poi drasticamente anche le ore di cassa integrazione: -49,9%, e due sono i motivi principali: il primo legato alle forti incertezze sui tempi di proroga e sulle coperture finanziarie della Cassa integrazione in Deroga. Il secondo dovuto al perdurante stato di crisi di molte imprese che non intravvedendo sbocchi a breve decidono di ridurre l’organico licenziando. L’Osservatorio di Confesercenti conferma quindi, come questa recessione, più di ogni altra, nella nostra provincia colpisca il lavoro delle PMI che operano unicamente sul mercato interno.

 
Turismo e pubblici esercizi. E’ il settore che più di ogni altro denota sofferenza sul dato occupazionale le cui micro e piccole imprese segnano un crollo degli occupati: -19,4% nel primo trimestre 2014 rispetto a quello del 2013. In quest’ambito si deve in particolare rilevare che gli elementi di eccessiva burocratizzazione degli adempimenti introdotti dalla “Riforma Fornero” riferiti soprattutto al lavoro intermittente, fortemente presente nel settore, non sono stati sufficientemente mitigati dal “Decreto Lavoro” approvato nell’agosto dello scorso anno. Motivo che induce le imprese ad utilizzare con sempre maggior frequenza lo strumento del voucher, con il risultato che l’occupazione si spinge verso forme sempre meno stabili.

Vendita di generi alimentari. Anche qui il 2014 si è aperto con un pesante calo degli occupati -7,7% nei primi tre mesi. Questo dato è innegabilmente determinato dal calo dei consumi che da diversi trimestri colpisce anche il settore ed in particolare le imprese operanti su piccole superfici. Le quali, lo ricordiamo, hanno una media molto ridotta di collaboratori per impresa, e con questo ulteriore calo scende ad 1,0. In questa situazione la rinuncia al personale dipendente è l’estremo tentativo di sopravvivenza prima della chiusura definitiva.

Settore extra alimentare. Persiste il calo degli occupati anche in questo settore: -6,7% nel primo trimestre dell’anno rispetto ai primi tre mesi del 2013. Anche in questo settore il pesante calo dei consumi che si protrae ininterrotto da diversi anni, sta provocando uno smottamento dell’occupazione nelle imprese che stentano ad intravvedere segnali di inversione di tendenza.

Servizi di intermediazione. Rispetto al quadro generale fortemente negativo questo settore mantiene inalterato il numero degli occupati nel primo trimestre 2014, rispetto allo stesso periodo del 2013. È opportuno ricordare però che questa tipologia di imprese, a causa della profonda ristrutturazione della filiera commerciale, negli ultimi anni aveva già dovuto ridurre sensibilmente il personale dipendente.

Commercio all’ingrosso. È l’unico comparto in controtendenza ed in cui al momento si registra ancora un minimo di ripresa occupazionale: +3,6% nel primo trimestre 2014, rispetto allo stesso periodo del 2013. Va però evidenziato che le imprese del settore, che hanno operato negli ultimi anni profonde ristrutturazioni, hanno creato nuovi occupati, ma con orari ridotti e molto flessibili, in modo da aderire meglio alle richieste di un mercato che presenta alcuni picchi di lavoro alternati a momenti di poca attività.

 

 

“Da questo quadro emerge – evidenzia Confesercenti Modena – che la durata e la profondità della crisi necessitano innanzitutto di politiche economiche volte a generare realmente nuova occupazione. Il Decreto sui contratti a termine e sull’apprendistato che il Parlamento si accinge ad approvare, così come l’annunciata riforma del mercato del lavoro, rappresentano sicuramente strumenti utili per creare nuove opportunità in un mercato oggi troppo ingessato e rigido, ma debbono però essere accompagnati da una politica volta alla crescita ed al rilancio dei consumi. Vi è inoltre la pressante necessità di misure forti che riducano sensibilmente il cuneo fiscale e contributivo abbassando in modo significativo il costo del lavoro per le imprese, così come la riduzione dell’IRAP prevista nel “decreto Irpef” varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 24 aprile deve concretizzarsi rapidamente e soprattutto diventare strutturale nella progressività prevista. Non bisogna poi dimenticare che il forte tasso di disoccupazione è determinato anche da un sistema formativo che ancora non si è adeguato alla complessità dei problemi nel mercato del lavoro. Occorre quindi integrare meglio il sistema scolastico con il mondo del lavoro, magari attraverso percorsi ben strutturati di alternanza scuola-lavoro, mentre sarà opportuno sostenere la formazione professionalizzante che fin’ora si è dimostrata uno dei pochi strumenti in grado di favorire l’occupazione dei giovani nonché di riconvertire figure espulse dal mercato del lavoro”.

 

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