Comincia l’Aldrovandi bis, la famiglia è parte civile


FERRARA, 22 GEN. 2009 – Hanno deciso di esserci, tutti e quattro. Gli agenti imputati di falsi, omissioni e depistaggi nelle indagini sulla morte di Federico Aldrovandi si sono presentati oggi a Ferrara, in occasione dell’udienza preliminare che ha dato il via al processo Aldrovandi Bis. Sono Luca Casoni, ispettore capo delle volanti in servizio la mattina del 25 settembre 2005 (quella in cui il diciottenne è stato ammazzato di botte), Paolo Marino, all’epoca dirigente dell’ufficio volanti, Marcello Bulgarelli, centralinista coordinatore degli interventi, e Marco Pirani, ufficiale di polizia giudiziaria presso la procura che lavorava a stretto contatto con il pm della prima fase delle indagini. Tutti accusati a vario titolo di aver intralciato le indagini, fin dal primo momento, durante il sopralluogo della mattina di cinque anni fa, nel piazzale di via Ippodromo dove giaceva il corpo senza vita di Federico. Presenti anche i familiari del ragazzo, il padre Lino, la madre Patrizia e il fratello Stefano, che si sono costituiti parte civile: "E’ giusto essere qui come famiglia per riaffermare la nostra volontà di giustizia, dopo aver subito per anni il rallentamento delle indagini" ha sottolineato il padre. Il gup Monica Bighetti ha accolto la loro richiesta. "Non avevamo dubbi in merito – ha commentato Patrizia Aldrovandi – è giusto essere ammessi perché queste persone hanno ostacolato la giustizia e sarebbe stato assurdo escluderci perché abbiamo subito dei danni per i comportamenti di questi funzionari. E’ giusto essere rappresentati in un processo perché è un diritto alla giustizia di tutti i cittadini e a maggiore per noi, che abbiamo dovuto faticare e lottare per arrivare alla verità". "Se penso alla fatica fatta per affermare la nostra richiesta di giustizia – ha detto il padre – e che tutto si poteva evitare solo se le cose e le indagini avessero preso il piede giusto fin dall’inizio". L’udienza, prettamente tecnica, si è dipanata con il confronto tra le parti, l’accusa sostenuta dal pm Nicola Proto (lo stesso del processo sulla morte del ragazzo) le difese (avvocati Bova, Gallerani, Bolognesi e Pieraccini) e le parti civili (Anselmo, Pisa e Venturi), per la decisione sui documenti da ammettere e sulle eccezioni tecniche preliminari. Tre dei 4 poliziotti hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato. Luca Casoni non ha invece scelto un rito alternativo. I legali di tutti ritengono che non vi siano prove di eventuali responsabilità e che il verdetto più adeguato sarebbe il proscioglimento. Per le difese negli atti dell’indagine non vi sono assolutamente omissioni, ne falsità, né depistaggi. La mamma del ragazzo, Patrizia Aldrovandi, che con l’apertura di un blog nel gennaio 2006, pochi mesi dalla morte del figlio, riuscì a far riaprire le indagini e farlo diventare un caso nazionale ha sottolineato che proprio "grazie all’attenzione dell’opinione pubblica che ci ha sempre sostenuto siamo riusciti ad arrivare al primo processo che ha condannato gli agenti che hanno tolto la vita a mio figlio. Questo processo Aldrovandi Bis é una costola del primo procedimento dal quale sono emersi elementi che hanno portato ad un’indagine sull’attività di alcuni membri della polizia per coprire quello che si è provato essere stato un omicidio".

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