Colf e badanti, finisce la sanatoria. Poche adesioni


BOLOGNA, 30 SET 2009 – La sanatoria statale per la regolarizzazione dei contratti e dei permessi di soggiorno di colf e badanti termina stasera a mezzanotte. Si chiude, infatti, la finestra di un mese nella quale le famiglie hanno potuto presentare domanda di regolarizzazione della posizione della loro assistente domestica.I numeri sono estremamente bassi. In Italia, a fronte delle prospettate 500-600mila domande, ne sono pervenute a 24 ore dal termine solo 275mila. A Bologna, ad esempio, le richieste sono state, fino a ieri sera, 5.485, contro le almeno 8mila preventivate dalla Cisl in agosto.Come denunciano i sindacati, due sono state le motivazioni principali del flop. Da un lato, i requisiti minimi erano troppo stringenti, come l’idoneità dell’alloggio del lavoratore, il limite di reddito (almeno 20mila euro) richiesto al datore di lavoro per le colf e il minimo di 20 ore settimanali dovute da contratto con una sola famiglia. Soprattutto quest’ultimo limite sembra aver tagliato fuori dalla sanatoria parecchie colf, che difficilmente lavorano più di 4-5 ore a settimana nella stessa casa. In secondo luogo, molte famiglie si sono rifiutate di regolarizzare le loro collaboratrici per non dover poi pagare i contributi, soprattutto nel caso di famiglie in difficoltà e di pensionati soli.Per ovviare al fallimento della sanatoria, Asgi, Arci e Cgil hanno chiesto al governo di consentire la sanatoria anche degli immigrati che svolgono contestualmente più rapporti di lavoro a tempo parziale e infine di prorogare il termine per accedere alla regolarizzazione. Anche l’Adoc, la Uil e l’Associazione nazionale datori di lavoro domestico auspicano una proroga dei termini di regolarizzazione. Tuttavia, la risposta del ministro dell’Interno Roberto Maroni è stata negativa: «Chi non ha usufruito della norma per la regolarizzazione ha deciso di continuare nel lavoro irregolare e sarà soggetto a sanzioni previste dalla legge». Anche dal punto di vista delle cifre, il ministro ha definito "fatte a casaccio" le stime ex ante, e dunque "sbagliato riferirsi alla sanatoria come a un flop".

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