Coldiretti: sale l’export agroalimentare a +21%


BOLOGNA, 19 MAR. 2013 – Chiuso il mese di gennaio con un balzo record del 21% nelle esportazioni, il risultato, per il settore agroalimentare, può "crescere ancora", a patto che vengano rispettate quella "qualità e quella salubrità che il mondo ci riconosce". Ne è convinto, il vice-presidente nazionale presidente di Coldiretti Emilia-Romagna, Mauro Tonello, a margine dell’assemblea di Coldiretti Giovani Impresa che ha ha raccolto a Bologna oltre mille rappresentanti in arrivo dalle sette regioni del Centro Italia. "Il nostro agroalimentare, il nostro Made in Italy – osserva – e’ riconosciuto in tutto il mondo: abbiamo un vantaggio riconosciuto attraverso la qualità e la professionalità con cui produciamo i nostri beni". Pertanto, prosegue, "dobbiamo sfruttarla fino in fondo" questa capacità, "nel senso che bisogna rispettare quella qualità e quella salubrità che il mondo ci riconosce: se noi continuiamo a fornire il mondo con questi nostri cibi siamo anche convinti che quel +21% possa crescere ancora". Il risultato di gennaio, chiosa Tonello, "va letto anche nella competitività che l’Italia ha nel settore: bisogna misurare bene quello che è il riparto giusto e eqilibrato della filiera in modo da remunerare la filiera in modo un po’ più equo di quanto non stia succedendo oggi".E sempre da Coldiretti arriva ricerca che vede l’85% dei genitori italiani consigliare ai propri figli un futuro lavorativo professionale-lavorativo in agricoltura. In base al sondaggio, infatti, mamme e papà considerano quello agricolo, un settore di "primaria importanza con un’alta produzione di valore sociale" e non solo una mera fonte di reddito.D’altronde, sottolinea Coldiretti, la fiducia in questo settore è fondata sui numeri: le aziende guidate da giovani, secondo i dati dell’associazione "registrano un livello di fatturato del 79% maggiore rispetto alla media e il 55% di occupati in più". All’assemblea dei giovani Coldiretti, intitolata quest’anno ‘All’Italianà sono confluiti più di mille giovani in rappresentanza delle imprese agricole del Centro Italia. Secondo i numeri elaborati dalla Coldiretti su dati Istat, i giovani under 40 che lavorano nelle oltre 450 mila aziende delle sette regioni sono 117 mila, un terzo (33%) dei quali sono titolari di azienda. In Emilia Romagna i giovani under 40 occupati in azienda sono 17.901, il 31% dei quali titolari delle proprie aziende. Il risultato della ricerca, osserva a margine dell’assemblea bolognese il delegato nazionale Codiretti Giovani Impresa, Vittorio Sangiorgio, "é una grande provocazione se pensiamo che siamo nel 2013: sarebbe la risposta più scontata se ci trovassimo nell’Italia del Dopoguerra quando era addirittura banale pensare che un figlio rimanesse nei campi". Invece, prosegue, "vedere nel 2013, in quella società che si proietta esclusivamente sul Web, che un genitore consiglia al proprio figlio di investire in agricoltura o entrare in agricoltura e nell’agroalimentare ci dice due cose: la prima che l’agroalimentare è l’unica strada, l’unica traiettoria di futuro che, in questo istante, l’Italia può costruire; la seconda è che l’agroalimentare, è l’unico settore, e ce lo dicono i dati, che sta creando occupazione, fiducia". D’altronde, puntualizza Sangiorgio, "l’agroalimentare è il 15% del Pil di questo Paese, se lo leghiamo al turismo, alla cultura e all’ambiente in una chiave moderna è qui che troviamo la strada per dare ai nostri figli quell’Italia da cui oggi, spesso, un giovane va via".

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