Cold case a Sasso Marconi: indagato dopo dieci anni il figlio di una donna assassinata


BOLOGNA, 27 OTT 2009 – Come in un serial tv, un caso di omicidio, vecchio di quasi dieci anni, è stato riaperto grazie alle nuove tecniche investigative. E adesso c’è un indagato: il figlio della vittima.Tommasina Olina, pensionata di 78 anni venne trovata uccisa il 5 gennaio 2000 a Badolo di Sasso Marconi, sull’Appennino bolognese. Dopo quasi dieci anni senza un colpevole e adesso si arriva ad un primo indagato: il figlio Nicola Nanni, agricoltore di 46 anni, che all’epoca viveva con lei nel casolare di campagna dove la donna fu trovata morta, con il cranio fracassato.L’uomo è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio nell’inchiesta riaperta nel 2008, e condotta dai carabinieri del Reparto Operativo, dopo che all’epoca il caso era stato archiviato senza nessun colpevole. Insieme al figlio è indagato anche un amico di famiglia, un uomo di una certa età che, secondo gli investigatori, avrebbe cercato di ‘coprire’ l’assassino: è accusato solo di false dichiarazioni al Pm perché ieri, durante un interrogatorio, avrebbe raccontato cose ritenute non attendibili, anche rispetto a precedenti testimonianze. Negli ultimi giorni sono state risentite una quindicina di persone, tutti parenti e conoscenti della vittima, ai quali è stato anche prelevato un tampone salivare. Qualcun’altro potrebbe finire nei guai per favoreggiamento visto che, secondo gli investigatori, l’assassino si sarebbe fatto aiutare.Fu lo stesso figlio, che la sera del delitto era stato a Monzuno, a casa dell’ex compagna e del figlio a vedere un film in cassetta, a dare l’allarme, dopo avere trovato al ritorno la madre riversa a terra. Alla luce delle ultime scoperte, i carabinieri affermano di escludere ormai l’ipotesi di una rapina degenerata in omicidio, che sarebbe invece maturato in ambito familiare. La svolta nelle indagini – hanno spiegato – è arrivata anche grazie ai progressi nelle tecniche investigative: alcuni reperti trovati nella casa di Badolo, e conservati in questi anni, sono stati esaminati dagli esperti del Ris di Parma, che hanno individuato tre profili di Dna. In particolare, tracce ematiche di tre persone sono state repertate su un’ascia, trovata ripulita nella legnaia vicino al casolare e che, per i carabinieri, potrebbe essere l’arma del delitto. Per esserne certi, il Pm Stefano Orsi (succeduto nelle indagini ai colleghi Piro e Mescolini) ha chiesto al Gip di riesumare il cadavere della vittima. L’intenzione è fare un incidente probatorio per stabilire se le ferite che hanno ucciso la pensionata siano compatibili con l’ascia. L’ipotetico movente non è stato chiarito, ma potrebbe ruotare intorno all’eredità: diversi terreni agricoli e parecchio denaro contante (alcune centinaia di milioni di lire), che Tommasina aveva messo da parte, e che ora sono finiti al figlio.

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