Cnh. “Sogno di tornare a lavorare, tutti insieme”


IMOLA, 26 AGO. 2009 – Terzo giorno di digiuno per Guido Barbieri, l’operaio della Cnh di Imola che ha deciso di manifestare con lo sciopero della fame il suo dissenso alla chiusura dello stabilimento in cui ha lavorato per nove anni. Si concede solo qualche bicchiere d’acqua, per il resto è convinto di portare avanti la sua protesta estrema. Dice di stare bene e ringrazia i colleghi che lo sostengono. Tra poco, al posto della tenda in cui dorme, arriverà un camper. Dal punto di vista medico viene monitorato costantemente. Ieri è stato visitato anche da un medico dell’Ausl.“Lo sciopero della fame mi sembra la via più breve per far sì che il ministro Scajola soprattutto si muova il più in fretta possibile”, spiega Guido a una giornalista della Rai. I lavoratori della Cnh di Imola, azienda del gruppo Fiat, non hanno ancora compreso la logica che sta dietro la decisione della chiusura. Passata la crisi sono convinti che le macchine movimento terra che da sempre costruiscono potranno tornare ad essere vendute con gli stessi ritmi di meno di due anno fa. Un periodo che sembra lontano, contrassegnato da diversi premi di produzione ottenuti proprio dallo stabilimento romagnolo.Per i 454 lavoratori di via Selice, lunedì scade la cassa integrazione ordinaria. Ciò che li aspetta dopo non lo sanno. Fiata ha offerto un altro anno di cassa integrazione, stavolta straordinaria, che diventerebbero due nel caso la contrattazione con i sindacati andasse a buon fine. Ad ogni modo si tratterebbe di una pietra tombale sul futuro dello stabilimento.“Il mio sogno sarebbe di vedere riaprirsi il cancello qui dietro e poter tornare a lavorare tutti insieme”, confida Guido Barbieri che nella giornata di ieri ha ricevuto la visita di diverse autorità, tra cui la parlamentare europea Sonia Alfano. “E’ senza dubbio paradossale – ha detto l’esponente eletta come indipendente nelle file dell’Italia dei Valori – che gli operai e i cittadini del nostro Paese continuino a pagare sulla propria pelle le magnificate strategie di espansione della Fiat, che tanto ha ricevuto in termini di risorse dalle casse pubbliche, senza che il governo italiano alzi mai un dito per difendere i livelli occupazionali come invece avviene in altri Paesi”.

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