Cnh. “Fiat deve fare marcia indietro”


ROMA, 9 SET. 2009 – “A Suo favore sarà richiesto l’intervento della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per crisi per cessazione di attività, determinato dalla nota e grave situazione del mercato delle macchine prodotte a Imola, che ormai riveste carattere di strutturalità, ed impone la decisione di cessare l’attività dello stabilimento.” Con queste righe, scritte peggio del sindacalese, lo scorso 26 agosto la Cnh ha comunicato ai suoi dipendenti l’attivazione della cassa integrazione straordinaria. La chiusura dello stabilimento romagnolo, presa dalla Fiat, proprietaria dell’azienda, in modo unilaterale, ha portato a mesi di presidio da parte dei lavoratori imolesi, del tutto indisposti a mandare giù quella che per loro è una menzogna. Non è vero che di loro il mondo delle macchine per l’edilizia può fare a meno, appena la crisi accennerà a passare sono sicuri che le commesse torneranno ad arrivare. Cambiare la motivazione della cassa integrazione è l’obiettivo dell’incontro di oggi a Roma tra la Cnh Italia, i sindacati, la Confindustria, la Regione Emilia Romagna e i rappresentanti del ministero del lavoro e di quello delle attività produttive. “La nostra posizione è molto chiara: occorre procedere con la cassa integrazione per crisi aziendale” anziché per cessazione di attività produttiva e “aprire un confronto vero per una soluzione industriale”, ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani. La richiesta della Regione, ha aggiunto Errani, consiste quindi “nell’apertura contemporanea di un tavolo tra governo, Regione, parti sociali e Fiat”, che dia “una risposta industriale, oltre che occupazionale”.Del tutto in sintonia con Errani il giudizio di Gianni Rinaldini. “Prima di tutto chiediamo il ritiro del procedimento aperto dalla Fiat, che vuol dire chiusura dello stabilimento e licenziamento dei lavoratori”, sono state le parole del segretario generale della Fiom-Cgil. “Ci aspettiamo il ritiro della procedura avviata unilateralmente da Fiat di cassa integrazione per cessazione di attività produttiva e la trasformazione in cassa integrazione per crisi aziendale, in modo tale che si possa avere il tempo di discutere e di aprire un confronto per lo sviluppo dell’azienda e le garanzie occupazionali”. All’esterno della sede del ministero del Lavoro si è tenuto un sit-in di un gruppo di operai, una cinquantina, giunto nel primo pomeriggio da Imola. “Ci aspettiamo una riconversione industriale, non solo gli ammortizzatori sociali, che per molti non son sufficienti. Con 700 euro al mese non ce la facciamo a vivere. La Fiat – ha detto Nilo Billi, operaio della Cnh di Imola – non deve scappare da Imola e andare in Cina. Noi – ha aggiunto – siamo sponsor della Juventus, lo stipendio di un solo giocatore costa quanto lo stipendio di tutti gli operai della fabbrica, 434 lavoratori rimasti in mutande”.

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