Cnh. Epifani: “La protesta deve diventare collettiva”


IMOLA (BO), 3 SET – Undici giorni senza mangiare. Si sente di ora in ora sempre più affaticato Guido Barbieri, l’operaio della Cnh di Imola che dal 24 agosto ha deciso di scioperare con la fame contro la chiusura dello stabilimento in cui ha lavorato per quasi dieci anni. La Fiat, proprietaria del marchio che costruisce terne (macchine per movimento terra), pale gommate e mini escavatori è decisa sulla strada della dismissione di tutte le attività produttive della sede romagnola. Oggi però per Guido potrebbe essere l’ultimo giorno della sua protesta radicale. Da Roma potrebbe finalmente arrivare, se dio vuole, la convocazione dell’ormai insperato incontro tra Fiat e sindacati dinanzi al tante volte invocato ministro Scajola. Un tavolo che potrebbe segnare una svolta rispetto al licenziamento degli oltre 400 lavoratori dello stabilimento.Il ministro delle Attività produttive rientra oggi dall’estero ed è probabile che trovi cinque minuti per degnarsi di una risposta. "Con una data possiamo costruire un incontro con le parti per superare la rigidità di Fiat che deve prendersi le sue responsabilità", ha detto ieri agli operai dinanzi ai cancelli dello stabilimento Guglielmo Epifani. Il segretario generale della Cgil è arrivato al presidio intorno alle 18, accompagnato dal segretario regionale Cgil Danilo Barbi, il deputato del Pd Massimo Marchignoli e il sindaco Daniele Manca. "Occorre passare il testimone", è stato l’appello di Epifani rivolto a Guido Barbieri. "E’ fondamentale sottrarre dalle spalle di una sola persona l’onere della lotta", ha spiegato il leader della Cgil sottolineando che "tocca al sindacato alzare il tiro della protesta con iniziative forti e di alto livello" e che "la Fiat deve assumersi tutte le sue responsabilità, quale che sia l’esito della vicenda". Per quanto riguarda il ruolo dell’esecutivo, Epifani è convinto della necessità di "un governo che obblighi le aziende a conservare l’occupazione, come stanno facendo altri Paesi europei". Mentre l’Italia non sta facendo nulla per le situazioni di crisi come quella di Imola.Barbieri ha risposto a Epifani di essere comunque convinto a proseguire lo sciopero. Almeno fino a quando non arriverà una risposta da Scajola. "Ad ogni modo qualsiasi decisione sarà presa di comune accordo con i miei colleghi, come abbiamo fatto fino a oggi", ha spiegato. Sebbene, come ha assicurato il segretario locale della Fiom Paolo Stefani, Guido sia "molto lucido", affiora sempre più la "stanchezza" che trova una sponda solo nella "sua forte forza di volontà". Le condizioni dell’operaio vengono comunque seguite giornalmente da un medico.All’incontro erano presenti anche il sindaco Daniele Manca e il deputato Pd Massimo Marchignoli che si è impegnato ad avviare fin dal 14 settembre, data per la ripresa dei lavori della Camera, un’azione parlamentare di concerto con l’ex ministro Damiano. Prima di loro, però, sono arrivati i compagni di partito Ignazio Marino e Sandro Gozi che hanno presentato già ieri un’interrogazione rispettivamente al Senato e alla Camera. "Dopo essere stato in visita al presidio dei lavoratori che da due mesi stazionano per protesta davanti ai cancelli chiusi della Cnh di Imola ed aver ascoltato le loro richieste, ho ritenuto opportuno procedere con un’interrogazione parlamentare al ministro Scajola", ha spiegato Marino. "D’altronde quello che chiedono i lavoratori di Imola in questo momento – ha continuato il candidato alla segreteria del Pd – e il motivo per il quale uno di loro è arrivato al nono giorno di sciopero della fame, è semplicemente che si apra un dialogo nel momento in cui l’azienda, fino ad ora, ha preso solo decisioni di tipo unilaterale".

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