Cnh, a Imola tra due anni si chiude


23 GIU – Due anni alla chiusura. E’ già cominciato il conto alla rovescia per lo stabilimento imolese della Cnh. La Case New Holland, società del gruppo Fiat produttrice di macchine agricole e per l’edilizia ha annunciato, per voce del responsabile delle relazioni industriali di Fiat, Paolo Rebaudengo, che tra un paio di anni verrà dismesso il sito di Imola. Per i circa 500 dipendenti, che andranno in cassa integrazione straordinaria per due anni, saranno utilizzati gli ammortizzatori sociali e la ricollocazione in altre fabbriche. La decisione è stata resa nota oggi ai sindacati nell’incontro che si è svolto all’Unione Industriale di Torino. Le produzioni di Imola saranno trasferite negli altri due stabilimenti Cnh di San Mauro (Torino), che conta 750 addetti, e Lecce, che ne ha 550. Tutta colpa della crisi – A indirizzare il gruppo verso la chiusura è stato il calo del 50% in Europa del mercato delle macchine per le costruzioni. La Fiat ha spiegato che tutti gli stabilimenti italiani della Cnh hanno un livello di saturazione molto basso e che i volumi di mercato nel biennio 2010-2012 saranno circa la metà di quelli del 2006-2007. L’operazione di razionalizzazione lascerà comunque invariata la presenza in Italia. La decisione di chiudere il sito di Imola – ha detto Rebaudengo ai sindacati – è dovuta al fatto che i suoi prodotti, montaggi e verniciature di terne, sono trasferibili a differenza di quelli degli altri due stabilimenti.I sindacati non ci stanno – La chiusura dello stabilimento Cnh di Imola "è inaccettabile". Concordano su questo tutti i sindacati metalmeccanici che chiedono "soluzioni alternative". "Emerge – dice Bruno Vitali, responsabile Auto della Fim – la ristrutturazione strisciante già in atto alla Cnh. E’ inaccettabile che passi attraverso la chiusura dello stabilimento di Imola. Vogliamo soluzioni alternative. Coinvolgeremo le istituzioni locali interessate, che finora sono state assenti". Uniti per trovare una soluzione – "Il ridimensionamento – osserva Eros Panicali, responsabile Auto della Uilm – coinvolge anche gli altri stabilimenti. La chiusura è inaccettabile così come non siamo d’accordo sul fatto che parta subito la cassa integrazione straordinaria". Anche per Enzo Masini, coordinatore nazionale gruppo Fiat della Fiom "è inaccettabile la chiusura di uno stabilimento come soluzione ai problemi molto gravi esistenti nel settore. E’ importante che questa posizione sia stata sostenuta unitariamente da tutte le organizzazioni sindacali che si sono riservate la possibilità di presentare proposte alternative sia alla chiusura di Imola sia all’utilizzo della cigs".Marchionne cosa dice? – "Il piano di riorganizzazione presentato oggi per la Cnh – afferma Roberto Di Maulo, segretario generale del sindacato autonomo Fismic – non va bene perché contraddice quello che ha detto Marchionne quando, a Palazzo Chigi, ha escluso la chiusura di stabilimenti in Italia. Quindi ci opporremo a questa ipotesi".Allarmato il sindaco di Imola – "Chiudere un punto produttivo è una scorciatoia che non condivido". Così il sindaco di Imola Daniele Manca ha commentato, in una nota, l’intenzione della Fiat. Per il primo cittadino "una cosa è ricorrere agli ammortizzatori per evitare che le difficoltà economiche si scarichino per intero su lavoratori e salari: non c’è dubbio che gli ammortizzatori vadano ampliati e qui tocca al Governo intervenire. Ben diverso, invece, è chiudere stabilimenti, indebolendo l’intero sistema produttivo". Manca ha poi sottolineato l’importanza dello stabilimento per la città considerando anche l’indotto. "Per questo – ha continuato – ho già avanzato una richiesta di incontro con i vertici aziendali per esprimere le mie considerazioni e approfondire la situazione. Sono inoltre in contatto con le parti sociali al fine di valutare eventuali iniziative".

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