Cna si interroga sull’Emilia-Romagna che verrà


BOLOGNA, 26 SET. 2011 – Non si può più aspettare. Bisogna cambiare, e anche piuttosto rapidamente. Per questo Cna Emilia-Romagna ha deciso di lanciare il sasso, senza nascondere la mano. Lo ha fatto questa mattina a Bologna nel corso di una conferenza regionale di organizzazione chiamata, non a caso, "L’Emilia-Romagna che verrà". Il presidente Paolo Govoni ha spiegato che la sua organizzazione ha "scelto di misurarsi con il cambiamento" perché non ha più senso prolungare la resistenza. La crisi, infatti, è ancora ben lontana dall’essere superata, e nel contempo emergono "con forza dirompente i problemi causati dal ritardo con il quale le istituzioni hanno proceduto ad adeguarsi alla globalizzazione". Ecco quindi un’occasione per prendere coscienza delle modifiche in atto nella nostra regione e avviare una riflessione su una possibile riorganizzazione "dal basso" della governance territoriale. Una sfida che Cna lancia a tutti gli attori della comunità economica e con cui ha scelto fin da subito di misurarsi in prima persona. Tutto nasce da una ricerca che l’associazione ha affidato al consorzio Aaster di Milano. Il suo presidente Aldo Bonomi ha raccolto il parere del gruppo dirigente Cna e di un selezionato panel di interlocutori del mondo istituzionale ed economico in regione scoprendo come sia ormai necessario, secondo loro, riqualificare il territorio e procedere a una sua riaggregazione. Ma come? Bonomi ha una ricetta: "Guardare oltre il policentrismo ripartendo dalle comunità operose, dal loro protagonismo economico, dalla voglia – che è ancora tanta – di fare impresa e dalle loro virtù civiche". Lo schema, rivela il presidente Aaster, è quello della "poliarchia"- Per spiegarlo fa l’esempio di un tempio greco, che posa su forti colonne, ma è sovrastato da un frontone che tiene insieme tutto, come dovrebbero fare le nuove piattaforme territoriali attorno alle quali costruire la nuova Emilia-Romagna.Nel porre sul tavolo questi temi, Cna ha voluto confrontarsi con il mondo bancario e la politica. E mentre Gabriele Piccini, country manager Italia di Unicredit, ha avvertito che, se la congiuntura economica non cambia, "avremo rischi di credit crunch molto forti", il governatore emiliano-romagnolo Vasco Errani ha spiegato come la Regione abbia già recepito il modello geografico proposto. "Sono anni che stiamo lavorando per costruire nuove direttrici di sviluppo. E il piano territoriale corrisponde esattamente a questa filosofia. Dunque andiamo avanti con questa strategia, fatta di nuove piattaforme tecnologiche, formazione, nuovo modello di sviluppo e di welfare". Il presidente ha poi promesso che "non verrà tolto nemmeno un euro" dai nuovi poli tecnologici e che si punterà sulla formazione. Ma prima di tutto, ha precisato, è necessario un nuovo discorso pubblico per contrastare una crisi che è più che altro culturale. All’Italia servono rigore ed equità – ha detto Errani – per dare valore al concetto di cambiamento".  E per farlo, ha concluso tra gli applausi, serve unità: "chi dice che senza il peso del Mezzogiorno possiamo andare da Dio, dice cretinate".Ecco cosa hanno detto i protagonisti della giornata:

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