Cna Reggio Emilia bacchetta le banche: “Continuano ad essere un problema”


REGGIO EMILIA, 16 GIU. 2009 – In questi giorni molte imprese e cittadini stanno ricevendo dalla propria banca una proposta di modifica unilaterale del contratto di conto corrente e dei servizi accessori: tale proposta può non essere accettata dal correntista soltanto con il recesso dai rapporti con la banca stessa. A sottolineare l’atteggiamento negativo degli istituti di credito è Cna Reggio Emilia, che non condivide le modalità da utilizzate per "adeguarsi" alla legge. La modifica contrattuale deriva infatti dall’entrata in vigore della legge 28 gennaio 09 n. 2, che dal 1° luglio rende nulle tutte le clausole contrattuali aventi per oggetto la commissione di massimo scoperto in caso di sconfinamenti che non superano i trenta giorni consecutivi e tutte le clausole che prevedono remunerazioni alla banca per la semplice messa a disposizione di somme indipendentemente dal loro utilizzo o dalla durata dell’utilizzo. Una proposta di modifica sostanzialmente coatta, con cui gli istituti bancari hanno provveduto a cancellare le vecchie commissioni di massimo scoperto, di affidamento e di andamento anomalo del rapporto, per sostituirle con altre commissioni, con altra denominazione ma con analoga sostanza.Questo, secondo Cna, è esattamente il contrario di ciò che prevedeva la legge, che non consente di applicare “penali” ulteriori ai normali tassi di interesse quando lo sconfinamento rispetto al fido o in caso di assenza di affidamenti il saldo negativo di conto corrente non superi i trenta giorni."Oggi ci ritroviamo con sigle diverse da banca a banca, ma simili per caratteristiche se non per valori – recita un comunicato della confederazione reggiana – ad esempio le commissioni per lo sforamento degli affidamenti e dei conti correnti senza alcun riferimento alla durata e le commissioni per la messa a disposizione degli affidamenti. Particolarmente onerose risultano essere le commissioni generalmente definite di disponibilità fondi, che prevedono corrispettivi fino al 1,5% trimestrali per la sola messa a disposizione di un affidamento anche quando il fido non è utilizzato".Cna sta verificando se si tratta di violazioni formali della legge, ma è certa che con queste misure gli Istituti di credito violino lo spirito e la ratio della norma con una imposizione inaccettabile per le imprese e i cittadini in un momento di grave difficoltà economica .Più volte Cna ha richiamato le banche alla loro responsabilità verso il sistema economico e produttivo, "ma ad oggi – prosegue la nota – quegli appelli paiono essere caduti nel vuoto: quotidianamente ci vengono segnalati richiami improvvisi di rientro dai fidi, richieste di garanzie non sempre giustificate, aumento dei costi per i mutui e per gli affidamenti; tutto questo nonostante la fase di emergenza per il sistema bancario dovrebbe essere finita anche grazie agli interventi pubblici".La Confederazione rinnova dunque in maniera decisa agli istituti di credito un invito ad essere parte attiva nell’affrontare la grave crisi attuale, destinata ad essere ancora lunga e difficile. Da parte sua, l’Associazione reggiana continua ad essere disponibile a una stretta collaborazione, "purché sussista la consapevolezza che quel sistema di piccole e medie imprese che ha fatto la ricchezza di questa provincia (ed anche delle banche) va difeso e sostenuto e non è cosa saggia tagliare il ramo su cui si è seduti".

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