Cna: innovazione vuol dire ammortizzatori per tutti


BOLOGNA, 30 SET. 2010 -"La lettura dei mutamenti sociali che sono intervenuti impone oggi di saper costruire nuove risposte, più corrispondenti alla realtà effettiva del Paese. La crescita ininterrotta del ‘lavoro autonomo’ che si è verificata in questi ultimi decenni, e che ha accompagnato il declino del fordismo, ha prodotto una società che non è più rappresentabile solo con l’assioma capitale/lavoro dipendente, dato che circa una metà della popolazione italiana è oggi parte di quel complesso mondo che viene chiamato ‘lavoro autonomo’, costituito da micro imprese individuali, da lavoratori professionali con partita IVA e con contratti a progetto”. Gabriele Morelli, segretario Cna Emilia-Romagna interviene così nel dibattito aperto dal Presidente dell’Assemblea Regionale Richetti, che ha proposto di allargare anche ai precari e ai giovani senza lavoro la cassa integrazione. Secondo Morelli questa esigenza coglie un aspetto importante del problema ormai annoso per il nostro Paese: la riforma del Welfare e degli ammortizzatori sociali, rilanciandolo in una concezione nuova, che Cna condivide e intende ulteriormente rafforzare.La metà della popolazione a cui il segretario si riferisce è spesso giovane e donna, e caratterizza in primo luogo il terziario e i servizi. La crisi produce un impoverimento grave di ampie fasce di questo lavoro autonomo, non solo di quelle dei contratti a progetto che vengono collegate immediatamente al precariato, ma anche delle altre parti come dimostrano, ad esempio, i dati crescenti delle microimprese che faticano a raggiungere la soglia di congruità degli studi di settore e non certo per evasione fiscale. “I processi di ristrutturazione che sono dietro questa crisi – prosegue Morelli – stanno colpendo duramente la microimpresa e le fasce più deboli del lavoro dipendente ed autonomo, sulle quali peraltro, incide maggiormente il peso fiscale. La perdita di lavoro di questi soggetti è irta di difficoltà e senza alcun accompagnamento reale a trovare diverse opportunità. Inoltre, la mancanza di reddito si accompagna al rischio di perdita di professionalità e di alternative che rispettino le competenze acquisite. Gli effetti sociali ed economici di questo stato di cose, perciò, richiedono uno ‘sforzo Paese’ che ricerchi le risorse necessarie per mettere velocemente in campo una riforma degli ammortizzatori sociali che non abbia a riferimento solamente la disoccupazione da lavoro dipendente, ma sia estesa ad una logica inclusiva anche del lavoro autonomo, delle imprese individuali, del lavoro professionale e a progetto”. L’Italia deve fare i conti con un pesante debito pubblico e si trova costretta a ridimensionare la spesa pubblica anche se, dai dati, questa non risulta certo superiore alla media europea. La CNA ha evidenziato i limiti ed anche le iniquità della manovra del Governo. “Tuttavia – sottolinea il Segretario regionale –  non ci si può non porre con realismo di fronte al problema: l’Emilia Romagna ha un modello di welfare forte che ha permesso di sostenere negli anni lo sviluppo economico della regione, ma che oggi rischia di essere non più adeguato alle nuove sfide. Risultati concreti ed efficaci sul versante della qualità e della sostenibilità del welfare possono giungere solo attraverso vaste riforme strutturali che vadano dalla rimodulazione della spesa, all’implementazione di un vero federalismo fiscale. Questi cambiamenti di rotta presuppongono una capacità nuova di regia da parte del pubblico, che dovrebbe esprimersi in termini di pianificazione, indirizzo e accreditamento degli investimenti privati, ritraendosi dalla gestione diretta”.Per Morelli, l’esperienza già dimostra che questo può produrre maggiore responsabilità sociale ed iniziativa nell’impresa, accanto ad un reale contenimento dei costi per la Pubblica Amministrazione ed alla salvaguardia complessiva della quantità e della qualità dell’offerta di servizi. “Stimolare l’iniziativa privata verso i necessari investimenti e verso adeguati standard di qualità, è una direzione socialmente utile ed economicamente più sostenibile, soprattutto se non affrontata in termini semplicistici di concorrenza pubblico-privato, come dimostrano i risultati ottenuti da esperienze europee d’avanguardia, come quella francese”.

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