Cna Emilia-Romagna lancia l’allarme: “I pensionati fanno sempre più fatica”


BOLOGNA, 21 MAG. 2009 – Negli ultimi sei anni gli anziani si sono visti erodere il potere d’acquisto ed è sempre più a rischio il sostentamento di un pensionato con un trattamento al minimo, cresciuto in questo lasso di tempo di soli 51 euro. Una situazione già difficile e ulteriormente aggravata dalla crisi, su cui Cna Emilia-Romagna ha voluto indagare monitorando l’evoluzione delle disponibilità economiche degli anziani dopo l’uscita dal mondo del lavoro e i comportamenti di consumo alla luce della recessione in atto. Lo ha fatto attraverso un’indagine campione, effettuata dall’Istituto Freni Ricerche e Marketing, su 400 pensionati associati in regione.Dalla ricerca emerge una situazione di grave disagio: pensioni del tutto insufficienti, con le quali risulta sempre più faticoso, per la stragrande maggioranza degli intervistati, arrivare a fine mese. Quasi l’80% si colloca infatti entro i 900 euro mensili: il 32% dichiara di percepire una pensione al di sotto dei 535 euro e il 12% al di sotto della soglia minima (di questi il 50% è costituito da donne), il 14,50% dichiara un reddito tra i 535 e i 700 euro e il 16,50% tra 700 e 900 euro.I più penalizzati dagli effetti della recessione sono i single, i soggetti più anziani rimasti soli e le donne. Vi sono poi le coppie cosiddette "nido vuoto", i cui figli cioé hanno lasciato la casa di origine per creare una nuova famiglia. Infine, coloro che hanno finora retto meglio in quanto supportati da un reddito superiore: le coppie con figli – "nido ancora pieno" – e quelle relativamente giovani, perché da poco andati in pensione e in parte ancora attivi nel mondo del lavoro.La crisi in ogni caso ha colpito, più o meno pesantemente, tutte queste tipologie familiari, che pur in maniera diversa, hanno modificato i propri comportamenti di spesa. La percezione che gli intervistati hanno espresso dell’ incremento complessivo del costo della vita negli ultimi 12 mesi é mediamente del 20%, con un picco a Ferrara dove l’aumento è percepito attorno al 30% dal 17% degli intervistati. Cosa è aumentato di più? L’83,9% indica al primo posto gli alimentari (100% per i piacentini e 90,9% per i riminesi). Seguono le tariffe: l’86,1% indica il gas (percentuale che sale tra il 90 ed 97% a Ferrara, Rimini e Ravenna), l’84,7% l’acqua e l’83,7% i rifiuti. Al terzo posto, abbigliamento e calzature aumentati per il 57,4% (81,8% per i riminesi e 65% per i parmensi), e poi cure mediche e medicinali (48,7%) e i trasporti, aumentati per il 41,8% degli intervistati. L’evoluzione della spesa per consumi è stata dunque pesante; lo sostiene il 53,2% degli intervistati. A segnalare i maggiori incrementi sono i pensionati riminesi (63,7%), reggiani (61%) e modenesi (60,5%). Più contenute le percentuali a Parma (43,4%) e soprattutto a Ravenna (18,2%).“Oggi il carrello della spesa è oneroso – spiega Tina Felicani, Presidente di CNA Pensionati Emilia Romagna – per prodotti essenziali quali latte, pasta, olio, carne, a Rimini lo scontrino annuo è di 4.127 euro, il 25% in più rispetto ai 3.304 di Napoli. E sono proprio le città della nostra regione: Rimini, Ferrara, Forlì, Piacenza, Ravenna e Bologna, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Prezzi, ai primi posti per la spesa più cara. Da qui la forte contrazione dei consumi, che per 1 pensionato su 5, ha comportato anche la rinuncia a cure e servizi. La nostra indagine evidenzia come i pensionati abbiano in gran parte modificato i propri comportamenti di spesa, con uno spostamento dei consumi verso prodotti a prezzi più bassi, per così dire di seconda fascia, ricercando promozioni e sconti in diversi punti vendita: una sorta di downgrading anche a discapito della qualità. Diventa dunque una priorità attuare quanto chiediamo da tempo: basare il calcolo annuale di rivalutazione dei trattamenti pensionistici su un paniere mirato ai consumi dei pensionati, considerando anche la dinamica salariale”. A questo stato di cose i pensionati devono far fronte con un reddito che, già diminuito col pensionamento, sta perdendo ulteriormente potere d’acquisto, col rischio che quasi il 60% confluisca nella fascia più disagiata, al limite dell’autosufficienza. Alla domanda: “il suo reddito è diminuito dopo l’andata in pensione?”, ha risposto sì il 79,5% degli intervistati. Il reddito mensile di cui dispongono è ritenuto appena sufficiente dal 38,7%; insufficiente dal 16,8%; del tutto insufficiente dall’1,1%. Il 41,8% dichiara, inoltre, di non possedere risparmi, spesi nella maggioranza dei casi o per acquistare l’abitazione familiare o per contribuire all’acquisto di quella dei figli (8 su 10); chi ce li ha, li ha depositati sul conto corrente (26%), investiti in Bot e Cct (12,4%). Questa la situazione oggi. E per il prossimo futuro? I sentimenti che prevalgono sono incertezza ed inquietudine, con una forte correlazione tra questi, l’età e il genere. Sono ancora una volta le donne più anziane e chi vive da solo, coloro che evidenziano una maggiore vulnerabilità. Alla domanda: “per quanto riguarda i prossimi mesi, per lei e la sua famiglia, si ritiene ottimista o pessimista?”, ha risposto pessimista il 46% del campione ( percentuali che salgono al 54,5% a Rimini, 51% a Modena e 50% a Reggio Emilia); il 36% si dichiara ottimista (il 56,7% a Ferrara ed il 47,8% a Parma); incerto il 18%. Al futuro, i pensionati guardano, dunque, con preoccupazione, ma anche con un po’ di fiducia e soprattutto, non con rassegnazione. Nonostante la situazione di disagio che stanno vivendo, in molti tendono a reagire in positivo: in parte cercano di arrotondare effettuando piccoli lavori (22%); in parte sopperiscono a carenze di servizi sociali, occupandosi dei nipoti, consentendo così ai figli di non rinunciare a ore di lavoro e quindi a parte del loro reddito (39%), oppure si occupano di disabili e ammalati gravi presenti nella rete parentale, evitando così di ricorrere ad una badante. Non a caso le badanti sono utilizzate solo dal 2,5% degli intervistati.Dei risultati dell’indagine, bisogni e necessità degli ultrasessantacinquenni – che in Emilia Romagna rappresentano ormai il 22,6% della popolazione attuale – e sulle misure da attuare per contrastare gli effetti della crisi, si parlerà il 22 maggio dalle 10 alle 13 nel convegno promosso da CNA Pensionati Emilia Romagna: “La crisi fa crescere il disagio” al Top Park Hotel di Rastignano. Interverranno, tra gli altri, l’onorevole Giuliano Cazzola ed il senatore Gian Carlo Sangalli.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet