Cna difende la legalitànei distretti manifatturieri


BOLOGNA, 10 NOV. 2012 – Da tempo il tema della salvaguardia della legalità si pone anche nei distretti manifatturieri dell’Emilia Romagna. Un problema che travalica ormai settori e territori. Dati alla mano, così come accade in realtà limitrofe, i distretti calzaturieri dell’Emilia Romagna (Fusignano in provincia di Ravenna e San Mauro Pascoli a Forlì-Cesena) vivono una situazione di crisi nella quale rischia di inserirsi più facilmente l’illegalità, attraverso la crescita di imprese irregolari che pur di “lavorare” non esitano ad utilizzare forme illegali, senza alcuna salvaguardia per imprenditori regolari e lavoratori.A sottolinearlo è Isabella Angiuli, responsabile CNA Federmoda dell’Emilia Romagna: ”Il distretto così detto del Rubicone, dal 2004 al 2008 aveva già perso il 23% di occupati e il numero delle imprese era calato del 15%. Oggi, pur in assenza di statistiche aggiornate, prefiguriamo in Emilia Romagna un’emorragia inarrestabile cui bisogna rispondere uniti, operando su due fronti. Da un lato chiedendo alle istituzioni politiche mirate per la valorizzazione della filiera e delle competenze, fronte sul quale come CNA Federmoda, stiamo portando avanti tra l’altro il progetto europeo C-Plus che si propone la mappatura dei distretti europei e lo studio di azioni per il miglioramento della competitività dei distretti anche attraverso reti e accordi di filiera. Dall’altro, chiediamo anche un impegno alle autorità competenti in termini di maggiori e più accurati controlli ed alle aziende committenti di siglare protocolli di intenti che prevedano l’affidamento delle lavorazioni ad imprese etiche che operano nel pieno rispetto delle norme”. Quanto accade nel vicino Veneto è un esempio di come, in periodi di difficoltà economica, l’illegalità possa prosperare. Proprio per questo CNA Federmoda Emilia Romagna parteciperà alla manifestazione in difesa della legalità promossa da CNA Veneto per lunedì 12 novembre a Strà a tutela del Made in Italy e del distretto calzaturiero del Brenta. “Oramai da anni – spiega Angiuli – i colleghi veneti stanno denunciando la scomparsa di un settore a causa, non della perdita di competenze, quanto invece per l’applicazione di pratiche commerciali sleali, imposte dai grandi marchi a scapito delle piccole imprese del distretto. E’ inaccettabile che sia il non rispetto delle regole in materia di lavoro, spesse volte, a fare di un’impresa, un’impresa competitiva o meno”.

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