Cna contro la manovra: “è incerta e insufficiente”


BOLOGNA, 7 SET. 2011 – Anche CNA Emilia Romagna emette il suo giudizio sul provvedimento varato dal Governo. Una valutazione severa, sostanzialmente negativa per via del fatto che è prevalsa l’emergenza ed è mancato il coraggio di assumere misure forti per tagliare drasticamente i costi di funzionamento della macchina Paese, liberando risorse da destinare alla ripresa e alla crescita. “L’aumento di un punto dell’IVA – spiega il presidente regionale Paolo Govoni – consentirà una entrata certa e forse potrà fornire all’insieme della manovra, almeno lo auspichiamo, quella condizione di sufficienza che ci potrà consentire di poter usufruire ancora del sostegno della BCE sull’acquisto dei nostri titoli di Stato in caso di necessità e di limitare i danni sui mercati finanziari, ma è un altro macigno sulle possibilità di crescita della domanda interna del Paese, già di per sé stagnante ormai da lungo tempo. Quello che, purtroppo, emerge è la difficoltà estrema della classe politica di saper rispondere con efficacia e capacità ad un momento difficile come questo che sta mettendo a rischio la tenuta economica del Paese". "Prima ancora delle scelte, già di per sé difficili da prendere in così poco tempo – aggiunge Govoni – ci sarebbe voluto una disponibilità generale a ricercare le sintesi condivise al di là degli interessi di parte in previsione elettorale, che permettessero di metter mano alle grandi riforme di questo Paese, molte delle quali a costo zero e che avrebbero fornito alla manovra quella caratteristica di strutturalità che da più parti ci viene richiesta”. Al contrario si sta accentuando una conflittualità a tutto campo che non è il terreno ideale per poter fare scelte importanti per il Paese, tanto che CNA esprime la propria preoccupazione di fronte al rischio di avere ancora continue manovre di riequilibrio, tutte fatte sull’onda dell’emergenza, che continueranno, quindi, a deprimere crescita e sviluppo. Sarebbe stato necessario un accordo bipartisan in grado di consentire in tempi certi la realizzazione di riforme strutturali come ad esempio quella fiscale e quella della giustizia. “Vi sono grandi discriminanti sulle quali confrontarsi ed operare le scelte – prosegue il Presidente di CNA Emilia Romagna – Innanzitutto intervenendo sui costi di funzionamento della Pubblica Amministrazione e dei servizi pubblici e privati. Nella situazione odierna, salvaguardati i poteri ed i compiti di programmazione e controllo e la proprietà pubblica delle reti infrastrutturali strategiche, tutto può e deve essere messo in discussione nella ricerca di migliori condizioni di funzionamento e di minori costi per lo Stato. Troppo spesso si confonde l’interesse pubblico con la gestione delle aziende"."Va, inoltre, completato l’assetto federale dello Stato, superando l’incompiuta del Titolo V che crea ripetitività non più tollerabili come le 830 Amministrazioni periferiche dello Stato con uffici regionali e provinciali che ad un primo sommario esame occupano oltre 90.000 dipendenti di 11 Ministeri di stanza sul territorio e che potrebbero essere notevolmente ridotti in numero e trasferiti come competenze alle Regioni”. Analoga, secondo CNA, deve essere la disponibilità a liberare i servizi privati dalle rendite di posizione corporative delle professioni chiuse all’interno dei loro privilegi ordinistici che impediscono l’innovazione e la concorrenza e tengono alto il costo burocratico del rapporto con lo Stato per imprese e cittadini.  Altri interventi  da attuare senza indugi, le riforme strutturali di fisco e della giustizia, entrambe ormai socialmente ed economicamente non più sostenibili. Dunque permane un clima diffuso di incertezza; le piccole e medie imprese vivono alla giornata ed hanno meno fiducia anche nella ripresa che si era messa in moto quantomeno per i settori della produzione alcuni mesi fa. “La seconda parte del 2010 – conclude Govoni – aveva suscitato nuove speranze di recupero competitivo del nostro sistema produttivo, pur nelle difficoltà complessive dell’economia regionale. Se non si attuano provvedimenti e politiche di crescita ed incentivazione il rischio è che nell’attuale situazione in bilico tra ripresa e stagnazione prevalga il peggio”.

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