“Città padane verso il 2015”, il futuro di Reggio


REGGIO EMILIA, 21 APR. 2009 – Si è concluso al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia "Città padane verso il 2015", un incontro nel quale si è discusso delle nuove alleanze sociali e territoriali che riguarderanno le città che vanno da Bologna a Milano. Ci sarà l’evento dell’Expo 2015 di Milano che rappresenta una opportunità straordinaria di promozione. E ci sarà la stazione Medio Padana che diventerà a breve il fulcro infrastrutturale di quest’area. "Abbiamo lavorato – ha detto il presidente della Provincia Sonia Masini – per raggiungere un accordo con la Provincia di Milano ed essere partecipi del progetto di realizzazione di Expo 2015. Vogliamo che Reggio Emilia possa avere l’occasione di mettere a disposizione dell’evento le proprie eccellenze culturali, artistiche, economiche e turistico – ricettive, per contribuire alla riuscita di questa manifestazione di eccezionale importanza."Le città padane – "Il nostro desiderio – ha spiegato la Masini riguardo al concetto di "città padane" – è quello di poter collaborare con le città e le province a noi vicine anche in occasione di eventi internazionali per far funzionare il sistema paese e cogliere ogni occasione che possa portare cultura, sviluppo, benessere economico. Le città e le province dell’Emilia Romagna sono attraversate da flussi di traffico di merci e persone, da input culturali e da fenomeni sociali di tale frequenza da renderle cruciali nella riuscita di eventi di carattere sovraregionale o nazionale. La crescita economica, la trasformazione dei territori e lo sviluppo della democrazia nell’Europa del dopoguerra hanno generato ambiti fortemente propulsivi, capaci di produrre benessere e coesione mediamente diffusi. Insediamenti di sistemi imprenditoriali e realizzazione di reti di servizi sociali, sanitari e locali caratterizzano ormai le città e le province più evolute connotandole in modo significativo rispetto ad altri continenti ed altre nazioni. L’Emilia Romagna ha costituito uno dei modelli vincenti, coniugando tra loro fattori di successo, come la capacità di lavoro e l’etica sociale, che hanno consentito alle persone ed alle entità territoriali un protagonismo straordinario, l’affermazione e l’implementazione di esperienze assai avanzate."No a una vasta metropoli – "La questione non è quella di dare vita ad una nuova città lineare, tenuta insieme dal cemento, che assomigli ad una metropoli e che senza averne i benefici, produca quello spaesamento inquietante che già ora fa sentire qualche effetto ovunque, anche qui. Ciò che noi vogliamo è mantenere identità e memoria, salvare la dimensione dell’abitare in centri medio piccoli accrescendone la vivibilità, mantenere buone relazioni di vicinato, senso di appartenenza ad una comunità che riconosciamo e che ci riconosce. Avere città, spazi pubblici e privati ospitali per tutti a partire dai bambini, dagli anziani e un paesaggio distintivo ed accogliente. Vorremmo in sostanza conservare le cose buone del nostro passato ed aggiungere ciò che di meglio il presente ed il futuro potranno riservarci. Le quattro province dell’Emilia occidentale, secondo questi criteri di classificazione, possono costituire una MEGA (Metropolitan European Growth Areas), al pari dell’area di Stoccolma, di Hannover, l’olandese Gelderland o dell’Alsazia, dei Paesi Baschi, dell’est Fiandre e della bassa Austria. Da Piacenza a Modena quasi 2 milioni di abitanti vivono in 187 comuni con una dimensione media di 10.000 abitanti circa. Se l’Italia fosse tutta così ci sarebbero 2000 comuni in meno. Queste quattro province emiliane valgono il 44% della popolazione regionale ed il 3,16% della popolazione nazionale, quasi il 4% del Pil e addirittura, il 7,14% dell’export."La Fermata Medio Padana – "La stazione firmata da Santiago Calatrava non è un nodo isolato ma avrà successo proporzionalmente alla possibilità di far rete con la città ed il contesto di riferimento. Non va perciò studiata da sola pensando al suo immediato intorno, alle aree libere in attesa di destino urbanistico. Va pensata a scala europea e, al contempo a scala urbana e territoriale. La fermata va interconnessa con la città definendo segnali chiari, che accompagnino il viaggiatore verso la parte storica. La stazione Medio Padana rappresenta una “piattaforma infrastrutturale” di primissimo ordine, vanno attualizzate le sue potenzialità dopo la sua ideazione (bacino d’utenza, interrelazioni funzionali) vanno simulate con gli altri attori eccellenze, bisogni, opportunità avendo chiara l’importanza di costruire alleanze con i territori limitrofi nell’ottica di cooperazione interistituzionale. Un filo rosso deve congiungere la fermata con la città, collegando i luoghi simbolo, fulcri di innovazione e riqualificazione."

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