Cisl ER fotografa la crisie fa proposte per il rilancio


BOLOGNA, 17 APR. 2013 – La povertà in aumento, le imprese che chiudono, la frattura generazionale sempre più profonda tra giovani e anziana e una disoccupazione stimata nel 2013 all’8,9 per cento. Sono tanti i timori con cui la Cisl dell’Emilia-Romagna si appresta a celebrare il suo undicesimo congresso, in programma il 22 e il 23 aprile a Cervia. Molti emergono dallo studio "Immagini di comunità", che verrà consegnato per l’occasione. Un’analisi in cui l’organizzazione sindacale mette in luce tutte le criticità di un territorio che cambia, a partire dal lavoro appesantito da un tasso di disoccupazione "passato dal 3,4% del 2006, ante crisi, al 7,1% del 2012 – con un aumento del 52% – e un dato tendenziale che per il 2013 supera l’8%" attestandosi a una stima dell’8,9%. Numeri spietati, in particolare per i più giovani: nel 2012 il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) ha toccato il 23,2% con un aumento del 65% rispetto all’8,23% del 2004. Lo scorso anno, inoltre, gli assunti a tempo indeterminato (84.714 nel 2012) sono calati del 12% rispetto al 2009 mentre a crescere è il lavoro intermittente (+49%, per 100.861 unità nei 12 mesi). Sempre sul fronte del lavoro, e sempre nel 2012, gli ammortizzatori sociali hanno interessato ben 66.816 lavoratori: il 2013, osserva la Cisl, "il 2103 sta consegnando proiezioni in crescita con più di 6.000 nuove imprese che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori". In uno scenario del genere, emerge ancora dallo studio della Cisl regionale, a soffrire sono anche le famiglie che stanno perdendo "la funzione di ammortizzatore sociale" e appaiono sempre più a rischio di "vulnerabilità e della povertà: in regione le famiglie gravemente deprivate sono passate dal 4% del 2008 al 6,4% del 2011 e i dati parlano di 103.000 famiglie povere, un numero che si traduce in circa 276.000 persone sotto la soglia di povertà". Sul versante della ricchezza prodotta e delle aziende, nel 2012 "gli unici settori che hanno mostrato segnali incoraggianti sono stati quello dell’agricoltura e dei servizi, profondo rosso invece per manifattura e, in particolare, per l’edilizia". La riduzione del Pil (-2,2% nel 2012; -0,5% la previsione 2013) ha portato alla chiusura di molte aziende, circa 14.000 tra il 2008 e il 2013. Di fatto, osserva il segretario generale della Cisl Emilia-Romagna, Giorgio Graziani alla presentazione dell’analisi, quella attuale è "una situazione esplosiva che istituzioni e forze sociali devono governare con grande senso di responsabilità". "Il modello sociale emiliano romagnolo, come quello europeo – sottolinea – è in crisi, e deve modificare le sue condizioni. Abbiamo firmato un ‘Patto per la crescita’", sottoscritto in regione nel 2011, "quel patto, un po’ per la crisi, un po’ perche non c’é un quadro nazionale di sostegno, non è riuscito a mettere in campo, su tutto, la sua efficacia. Quel patto può esser rivisto, aiutato, sostenuto facendolo diventare un patto di comunita". Tra le proposte per il rilancio, la Cisl regionale, indica la trasformazione dell’Emilia-Romagna in "un laboratorio per un nuovo sistema di relazioni industriali" che veda un rafforzamento della partecipazione dei lavoratori nelle imprese; lo "sperimentare un nuovo ponte generazionale tra lavoratori prossimi alla pensione e giovani"; una legge specifica per "favorire l’attrattività per investimenti dall’estero" e un welfare a sostegno delle famiglie e dei più deboli "con un Sistema pubblico – chiosa Graziani – che deve agire in chiave sussidiaria e flessibile lungo l’intero arco della filiera del welfare, dalla co-progettazione con i beneficiari delle strategie e delle politiche, fino alla erogazione dei servizi finali".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet