‘Cinzia-gate’, Delbono condannato a 19 mesi


BOLOGNA, 18 FEB. 2011 – Un anno, sette mesi e dieci giorni. Il tribunale ha accettato la proposta di patteggiamento per il cosiddetto caso Cinzia-gate, avanzata all’inizio dello scorso dicembre dai legali dell’ex sindaco bolognese Flavio Delbono. Si conclude così il primo processo legato alla vicenda che ha portato alle dimissioni dalla sua carica di primo cittadino dopo soli sette mesi dall’insediamento. LE ACCUSE – Il primo filone dell’inchiesta, che si chiude oggi col patteggiamento, vedeva Delbono accusato di peculato e truffa aggravata. Contestato all’ex sindaco era l’utilizzo illecito di denaro pubblico in una decina di viaggi effettuati quando era vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. Gli altri reati del primo stralcio erano l’intralcio alla giustizia e l’induzione a rilasciare false dichiarazioni per via delle pressioni e delle offerte fatte, alla sua ex compagna Cinzia Cracchi, perché tacesse.ASSOLTA LUISA LAZZARONI – Per questi stessi ultimi reati (induzione a rendere dichiarazioni mendaci al Pm e intralcio alla giustizia), è stata assolta Luisa Lazzaroni, ex assessore al Welfare della giunta del Bono. L’assoluzione è stata decisa dallo stesso Gup di Bologna Bruno Perla, per non aver commesso il fatto. La richiesta del Pm era stata di una condanna a un anno.NIENTE INTERDIZIONE DAI PUBBLICI UFFICI – Con il fatto che il Gup ha accolto il patteggiamento per Delbono, essendo la pena inferiore ai tre anni, non è prevista l’interdizione – come effetto automatico della sentenza – dai pubblici uffici, che lo obbligherebbe a lasciare l’incarico che ricopre all’università.IL RISARCIMENTO ALLA REGIONE – Delbono ha già versato un assegno di oltre 46 mila euro a titolo di risarcimento alla Regione, una cifra che comprende il danno patrimoniale, il danno di immagine e anche gli interessi.SECONDO FILONE IN ARRIVO – A breve a carico dell’ex sindaco, dopo l’avviso di fine indagine ricevuto a dicembre con altri tre co-indagati, dovrebbe esserci una richiesta di rinvio a giudizio, nel secondo filone di inchiesta del Cinzia-gate, cioè quello sul mantenimento da parte della Cracchi, anche dopo essere stata trasferita alla società Cup 2000, del bonus di 1.161 euro di cui godeva quando era nella segreteria di Flavio Delbono (l’ex sindaco di Bologna), all’epoca vicepresidente della Regione Emilia-Romagna.ANCORA APERTA L’INCHIESTA PER CORRUZIONE – A Delbono viene contestata, in un altro filone di inchiesta ancora aperto, anche l’ipotesi di corruzione per i suoi rapporti con alcuni imprenditori locali e con Mirko Divani, suo amico, consulente del Cup 2000 (il Centro di prenotazioni sanitarie unificato, dove appunto lavorò anche la Cracchi) e intestatario del bancomat che Delbono affidò a Cinzia per anni per prelevare denaro.

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