Cinque arresti per terrorismo: “Nel 2006 volevano colpire San Petronio a Bologna”


BOLOGNA, 4 GIU. 2009 – Secondo l’accusa volevano perpetrare, in prossimità delle elezioni politiche del 2006, attentati contro la chiesa di San Petronio a Bologna e la metropolitana di Milano i cinque maghrebini raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Milano. Il presunto gruppo, attivo anche in Algeria, Marocco e Siria, é accusato di associazione con finalità di terrorismo in Italia ed all’estero, di finanziamento del terrorismo internazionale, di reclutamento ed addestramento di numerose persone inviate in Iraq ed Afghanistan al fine di compiere attentati contro obiettivi civili e militari. Nel mirino della vasta organizzazione transnazionale ci sarebbero state, oltre all’Italia, anche la Francia, la Spagna e la Danimarca. Risalgono agli anni tra il 2003 e il 2006 i presunti progetti di attentati di cui sono accusati i cinque magrebini destinatari di una ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al terrorismo e firmata dal gip di Milano Simone Luerti su richiesta dei pm Nicola Piacente e Massimo Meroni. In particolare alcuni progetti riguardavano la chiesa di San Petronio di Bologna e alla metropolitana milanese in prossimità delle elezioni politiche del 2006. Dei cinque, quattro sono già detenuti all’estero, mentre uno é stato raggiunto dal provvedimento nel centro di trattenimento a Caltanissetta. I cinque sono coimputati con altri nordafricani, già arrestati tempo fa.L’attività investigativa che ha portato all’arresto dei 5 maghrebini ha consentito di "sventare una concreta minaccia terroristica per l’Italia e per altri Paesi europei". Lo afferma il generale Giampaolo Ganzer, comandante dei Carabinieri del Ros. "Ancora una volta – dice Ganzer – il sistema combinato investigativo-giudiziario di prevenzione e repressione ha funzionato". E ciò "fin dal momento in cui, in seguito ad inequivocabili elementi raccolti, venne disposta a suo tempo l’espulsione immediata di alcuni soggetti che stavano progettando attentati in vari Paesi, tra cui l’Italia". Da allora, spiega il generale, "le indagini sono proseguite, in Italia e all’estero, documentando l’attività di questo gruppo, attivo anche nel reclutamento e nell’addestramento di soggetti da inviare in Iraq e in Afghanistan" per compiere attentati. Uno dei presunti terroristi, rivela il comandante del Ros, è stato seguito fino in Marocco, dove è stato arrestato dalle forze di polizia locali alle quali avrebbe confessato di stare progettando un attentato contro l’ambasciata Usa a Rabat. Si tratta comunque, conclude Ganzer, di un "circuito di jhiadismo itinerante assolutamente pericoloso": gli elementi raccolti dai carabinieri hanno evidenziato "concrete progettualità e una concreta minaccia".

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