Cinque antipatiche canaglie


REGGIO EMILIA, 18 SET. 2009 – I bimbi rom rubano. E’ un luogo comune, diffuso soprattutto fra gli italiani simpatizzanti del Carroccio. A volte coincide con la realtà, come è successo a Reggio Emilia, dove cinque piccoli ladri sono stati catturati dai carabinieri. Tre bambine e due bambini, specializzati in furti in appartamento. La più piccola ha 9 anni, le sue amiche 10 e 12. I capetti sono un dodicenne e un quattordicenne, il più esperto del gruppo, con alle spalle 13 pagine di precedenti di polizia. Sono stati acciuffati mentre si apprestavano ad entrare in un’abitazione del centro di Reggio Emilia, in Piazza San Zenone. Avevano rotto la finestra di un appartamento al primo piano, ma una telefonata al 112 di qualche vicino ha sollecitato l’intervento tempestivo dei Carabinieri che hanno fermato i ragazzini ancora prima che potessero commettere il furto. Per cercare di dare un nome ai componenti della banda è stato necessario accompagnarli in caserma, spiega una nota dei carabinieri in cui si specifica che i cinque, ovviamente, erano sprovvisti di documenti e che i contatti telefonici da loro forniti per contattare i genitori erano tutti inventati. Nell’impossibilità di riconsegnarli ai rispettivi famigliari, i cinque bambini sono stati presi in carico dai servizi sociali di Reggio Emilia che li ha affidati a una struttura per l’accoglienza di minori. Dalla quale, però, nella notte di ieri sono scappati.La fuga dei cinque bambini è la scena che dà più significato a questa storia. Che non è singolare per via della tenera età dei protagonisti. E nemmeno per il fatto che questi avessero messo a segno, come si suol dire in gergo “carabinieresco”, colpi in più province del centro-nord (Reggio Emilia, Verona, Venezia, Vicenza, Treviso, Trieste, Ravenna, Padova, Mantova Rovigo, Brescia, Perugia, Rimini e Cesenatico). Il punto è che cinque piccole canaglie la fanno in barba a una Paese che ha il tema della lotta alla microcriminalità inciso a caratteri cubitali nella propria agenda politica. E che vi sta al primo posto da ormai non si sa quanti anni. Cinque bambini che spariscono nel nulla sono il segno della sconfitta di buona parte dei provvedimenti presi per rendere i cittadini più sicuri. Vogliono dire che siamo sprovvisti degli strumenti più elementari. Perché non ha senso non tanto l’impunità di cinque piccoli delinquenti, ma il fatto che non vi sia nessuno capace di far sì che una volta presi incominci il loro percorso di integrazione.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet