Chiusura vicina per la Nuova Pansac di Ravenna


RAVENNA, 6 MAG. 2010 – Una chiusura forzata, nonostante nell’ultimo anno non vi sia stata nemmeno un’ora di cassa integrazione. Stiamo parlando della Nuova Pansac di Ravenna, uno stabilimento avviato verso la chiusura nonostante fino a pochi mesi fa fosse considerato dalla proprietà in grado di stare in piedi. Il piano industriale e finanziario del gruppo, presentato martedì al ministero dello Sviluppo Economico, non lascia però scampo ai novanta lavoratori ravennati: la loro produzione di materiali plastici dovrà cessare.Secondo l’amministratore delegato del gruppo chimico, Fabio Gandolfi, delle cinque realtà produttive e delle tre amministrative che compongono attualemente la Nuova Pansac solo tre sono nelle condizioni di produrre: Mira, Marghera (in Veneto) e Zingonia (in Lombardia). Per gli altri cinque siti, tra cui Ravenna, non ci sarebbero invece le condizioni. 440 gli esuberi totali previsti.A Ravenna i rappresentanti sindacali e i lavoratori hanno oggi scioperato per due ore e si sono riuniti in assemblea. Il sindaco Fabrizio Matteucci ha partecipato all’incontro assieme all’assessore all’Industria Matteo Casadio. "Siamo di fronte a una speculazione edilizia – ha affermato Egisto Comandini della Uilcem – dato che il terreno su cui sorge lo stabilimento è al centro di un’area che sta per essere riqualificata con il progetto della nuova darsena di città: il valore del terreno si aggira sui 20-25 milioni".Un ‘bottino’ che non tarderebbe a trovare acquirenti, al momento dell’eventuale messa in vendita. Ma il Comune sembra intenzionato a mettersi di traverso: martedì, in giunta, si discuterà la destinazione dell’area attualmente occupata dalla Nuova Pansac, che si estende per svariati ettari.I sindacati chiedono che il terreno, da area edificabile, diventi area verde. "Il Comune – dice Matteucci – eserciterà tutto il suo peso istituzionale e politico per difendere lo stabilimento di Ravenna. Fermo restando l’obiettivo della riqualificazione della darsena di città, voglio che sia chiara una cosa: un conto è prevedere lo spostamento del punto produttivo in un’altra zona di Ravenna, cosa diversa è la chiusura dello stabilimento e il licenziamento dei lavoratori". Oggi l’azienda ha sottoposto il piano industriale alle banche.

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