Chiude la Coca Cola, oltre 300 in mobilità


Chiusura della sede di Campogalliano e l’apertura di oltre 300 procedure di mobilità per la Coca Cola. Lo scorso 16 luglio Coca Cola HBC Italia ha aperto una procedura di mobilità riguardante tutti i 57 lavoratori che operano presso la sede di Campogalliano nei ruoli impiegatizi a supporto dell’attività commerciale, dichiarando la chiusura della sede. A questa procedura si aggiunge un’ulteriore procedura aperta il giorno 15 luglio che interessa altri 249 dipendenti dell’area commerciale sul territorio nazionale, parte dei quali impiegati nelle provincie emiliano romagnole.

 

 

Il primo incontro, durante il quale le organizzazioni sindacali hanno chiesto all’azienda di ritirare entrambe le procedure, si è svolto a Milano presso la sede di Assolombarda venerdì 25 luglio. Il 29 luglio, presso la sede di Confindustria a Modena, si svolgerà un incontro per discutere ed approfondire i termini della procedura riguardante i 57 lavoratori di Campogalliano. E’ già stato fissato per il giorno 31 luglio un altro incontro in Assolombarda a Milano, per esaminare la procedura di mobilità aperta sul territorio nazionale e riguardante 249 lavoratori.

FAI-CISL, FLAI-CGIL, UILA-UIL di Modena, nel proclamare lo stato d’agitazione hanno deciso nelle assemblee già tenute 16 ore di sciopero. Le modalità saranno stabilite dall’assemblea dei lavoratori già convocata per il prossimo 30 luglio. FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL esprimono il loro forte dissenso verso strategie aziendali incentrate su un forte ridimensionamento del personale già avviato negli ultimi anni. Le problematiche dichiarate dall’azienda possono essere affrontate ed articolate diversamente per evitare che producano ulteriore disoccupazione in un contesto già complicato e che, anche nel territorio modenese, esporrebbe i lavoratori ad una difficile ricollocazione. FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL invitano pertanto Coca Cola a recedere dalle intenzioni manifestate ed a definire con le organizzazioni sindacali ed i rappresentanti delle lavoratrici e lavoratori soluzioni che non comportino così alti costi sociali.

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